Aiutiamo per farci aiutare: intervista a Giulia Fatima Aatar di AIESEC Roma Tre

› Scritto da Valentina Benelli

AIESEC è un’associazione di volontariato internazionale attiva in tutta Italia. È una realtà gestita da studenti e a essi rivolta. Giulia Fatima Aatar, presidente di AIESEC presso l’università di Roma Tre, si è resa disponibile per raccontarci questo mondo.

Qual è il vostro obiettivo?

Puntiamo a unire i giovani e a dare loro l’opportunità di crescere e coltivare la loro capacità di leadership, che è innata in ognuno di noi.

In cosa vi distinguete dalle altre associazioni giovanili sparse per il territorio?

Noi siamo tra le poche associazioni a focalizzarci sull’aspetto formativo oltre che su quello operativo. Organizziamo workshop sugli argomenti più disparati, dalle soft skills ai temi di attualità, tenendo sempre a mente i punti dell’Agenda 2030 dell’ONU (https://unric.org/it/agenda-2030/). Attorno alla realizzazione di quest’ultima si muovono tutti i nostri progetti di volontariato estero.

Come si declina il concetto di leadership in AIESEC?

Ci basiamo su quattro qualità fondamentali del leader, sulle quali ogni nostro membro lavora con il nostro aiuto. Le qualità sono: diventare cittadino del mondo, essere consapevoli del proprio valore, sviluppare un approccio volto alla soluzione piuttosto che alla critica e imparare a valorizzare l’altro.

Cosa ti hanno dato questi due anni in AIESEC?

Questi due anni mi hanno dimostrato che posso avere un impatto concreto sulla società, assumendo un ruolo attivo nel cambiamento che l’Agenda 2030 sta portando. E poi porto con me tante storie interessanti.

C’è qualche storia, tra quelle dei volontari di AIESEC, che ti è rimasta nel cuore?

Mi viene in mente la storia di una ragazza che partì per il Brasile. Lavorava per una ong che organizza attività e spazi di gioco per i bambini che vivono nelle favelas. I bambini l’hanno resa una parte della loro famiglia e non hanno smesso un minuto di ringraziarla per ogni piccolo gesto, che per loro faceva effettivamente la differenza.

Su quali temi dell’Agenda 2030 siete più attivi?

In Italia interveniamo soprattutto in funzione del punto 4: “Quality education”. Per quanto riguarda l’istruzione, oltre ad aiutare gli altri Paesi, ci facciamo anche aiutare molto: sono tanti i volontari stranieri che assegniamo a scuole italiane, per supplire alla carenza di attività per il doposcuola, come i corsi di lingua.

Roma Tre, la vostra università, il vostro quartier generale: quanto vi supporta nelle attività?

Abbastanza, ma non a sufficienza. Stiamo spingendo affinché sia il lavorare per AIESEC che il partire per fare volontariato vengano riconosciuti per ottenere CFU. Ma per adesso non siamo ancora riusciti a superare le barriere burocratiche. È evidente quanto la narrazione “tradizionale” del volontariato, improntata sul pietismo verso il Paese estero e sull’eroismo del volontario, sia obsoleta. La realtà di AIESEC promuove con fierezza un’idea diversa: l’idea che siamo noi ad aver bisogno di aiuto nel crescere come persone. Mentre lottiamo per portare un cambiamento in un futuro già scritto, siamo noi, inesorabilmente, i primi a cambiare.