Bhutan

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di Alessia Giammarco e Valentina Ochner

Introduzione generale

Il Regno del Bhutan, ufficialmente chiamato “Druk Yul”, è un piccolo Stato situato nella catena himalayana. Risulta quasi completamente confinante con gli stati indiani, tranne che a nord, dove è situato il Tibet.

La città di Thimphu divenne l’attuale capitale nel 1961 e da allora ospita le principali sedi politiche del Paese. Terza capitale al mondo per altitudine (2.648 m.s.l.m), basa la sua economia principalmente sull’agricoltura e sull’allevamento. Dal 1998, la Banca Mondiale e l’Asian Development Bank hanno sostenuto un progetto per lo sviluppo sostenibile del centro abitato di Thimphu.

Geografia

Il territorio del Bhutan è caratterizzato da diverse catene montuose, tra cui i Monti Neri, che separano l’est e l’ovest del Paese. Le cime settentrionali sono le più elevate, arrivando a toccare i 7.575m del Gangkhar Puensum, mentre nella zona più meridionale si estendono ampie vallate coltivabili. Oltre il 70% del territorio è troppo impervio per essere destinato all’agricoltura e perciò è ricoperto da foreste in cui prospera una biodiversità tra le più ricche al Mondo. Le città principali e più densamente popolate, tra cui vi è anche Thimphu, si trovano nella zona occidentale del Bhutan, dove il fiume Raidāk rende fertili le colline circostanti.

Storia

Il Bhutan è uno dei pochissimi territori che nel corso della storia sono sempre rimasti indipendenti. La sovranità bhutanese venne consolidata a partire dal 1616 quando il lama del Tibet occidentale respinse le invasioni tibetane, riappacificò le scuole religiose e codificò il Tsa Yig, un complesso sistema di leggi. Dopo la sua morte iniziarono le lotte intestine che si placarono solo nel 1885 con Ugyen Wangchuck che fu in grado di consolidare il potere centrale.

Negli anni successivi riuscì a restare fuori dai radar britannici, grazie a degli accordi di pace che poi vennero ratificati anche con l’India al momento della sua indipendenza. Negli anni successivi il Bhutan iniziò ad aprirsi verso l’esterno, entrando anche a far parte delle Nazioni Unite nel 1971.

L’anno successivo salì al trono un sovrano che investì molto sull’educazione e sulla transizione ecologica del Paese, oltre ad aver istituito l’indice di “felicità interna lorda”, intuendo che lo sviluppo di un paese non passa solo dal suo sviluppo economico. Nel 2008 venne firmata la nuova costituzione, che segnò la fine del percorso di transizione democratica del Paese.

Forma di governo

Il Bhutan è una monarchia costituzionale, al cui apice siede il Re Drago, il quale dal 1998 non è più a capo del Governo. La carica di Presidente del Consiglio viene ricoperta per un anno a turno tra i 5 ministri più votati.

L’Assemblea nazionale è formata da 150 membri, di cui 105 votati dalla popolazione (su base familiare e non individuale), 10 monaci e 35 rappresentanti del governo nominati dal re. Il potere dello Stato è decentrato e affidato in gran parte ai 20 distretti (dzongkhag) in cui è diviso.

Top e flop secondo l’Agenda 2030

Il Bhutan ha presentato il suo primo Voluntary National Review Report alle Nazioni Unite nel 2018. Nel rapporto, il Paese afferma di voler dare particolare priorità a tre degli obiettivi evidenziati nell’Agenda 2030:

  • Goal 1 – Ending poverty;
  • Goal 13 – Take urgent actions to combat climate change and its impacts;
  • Goal 15 – Protect, restore and promote sustainable use of terrestrial ecosystems, sustainability manage forests, combat desertification, and halt and reverse land degradation and halt biodiversity loss.

Top: Goal 1 – No Poverty

Questo obiettivo consiste nel diminuire il numero di persone che attualmente vivono sotto la soglia della povertà assoluta, attestata a $1.25 al giorno. Secondo i rilevamenti effettuati dal 2012 al 2017, i bhutanesi che vivono sotto la soglia di povertà nazionale si sono ridotti dal 12% al 8,2%. 

Questi risultati sono frutto di diversi anni di progettazione governativa contro la povertà e le disuguaglianze, la quale è iniziata con il 10° piano quinquennale del Bhutan nel 2008. A partire da quell’anno, il governo ha iniziato a mappare le varie forme di povertà e strutturare nuovi criteri di allocazione delle risorse. Questa tendenza è proseguita anche nel piano successivo, attraverso la maggiore attenzione rivolta ai settori che più influiscono sul benessere dei cittadini – agricoltura, salute ed educazione – e l’implementazione di un sistema di microcredito con tassi agevolati a favore di iniziative agricole su piccola scala. 

Nonostante le riforme analizzate finora, l’indice di Gini, che misura le disuguaglianze interne a un Paese, tuttavia è aumentato dallo 0.36 nel 2012 allo 0.38 nel 2017. Questi dati sono da attribuire alla significativa incidenza della povertà urbana e soprattutto infantile; infatti, la fascia di popolazione 0-9 anni è la coorte più povera del Bhutan.

Top: Goal 13 – Take Urgent Action to Combat Climate Change and its Impacts

L’ambiente bhutanese è al tempo stesso uno dei più diversificati e fragili al mondo. Il rapido scioglimento dei ghiacciai himalayani causa eccessive piogge, che a loro volta provocano inondazioni e smottamenti. 

Sebbene il Bhutan sia spesso teatro di disastri ambientali tra cui compaiono gli incendi boschivi, la biodiversità è in parte tutelata da politiche che vietano la riduzione delle foreste sotto al 60% dell’intero territorio bhutanese. Inoltre, il Paese ha ratificato le tre Convenzioni di Rio e ha implementato il proprio National Adaptation Plan (NAP), il cui focus è la preservazione delle risorse idriche. 

I dati rilevati dal Sustainable Development Report segnalano inoltre una crescita delle emissioni di anidride carbonica pienamente in linea con gli obiettivi prefissati dagli accordi sul clima. Questi risultati positivi sono facilitati dalla presenza di zone boschive: secondo l’ultimo Green House Gas inventory, le foreste bhutanesi sono in grado di assorbire una quantità di emissioni pari a 6.3 milioni di tonnellate, a fronte delle 1.6 milioni di tonnellate prodotte nel corso di un anno.

Flop: Goal 15 – Life on Land

Nonostante i buoni risultati raggiunti dal Bhutan nel campo della deforestazione e gli sforzi per ridurre gli impatti del cambiamento climatico, il Paese deve fare i conti con rischi crescenti per la biodiversità e la qualità del suolo. Cambiamenti e disastri climatici contribuiscono insieme ai bisogni crescenti dei settori agricolo e commerciale all’impoverimento del suolo e alla deforestazione. A queste problematiche si aggiungono le difficoltà nel preservare la biodiversità presente nelle aree più colpite da uno o più di questi fenomeni.

Nell’ultimo decennio, il governo bhutanese sta agendo ratificando diverse convenzioni per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia della biodiversità, promuovendo inoltre diverse iniziative finanziarie. Tra quest’ultime, degne di nota sono la collaborazione con l’organizzazione finanziaria Global Environment Facility (GEF) e il progetto governativo Bhutan for Life (BFL), che basandosi sul Project Finance for Permanence Model ha creato un fondo pari a $43 milioni per il mantenimento delle aree protette.

Inoltre, può essere interessante notare come il Bhutan cerchi di coinvolgere la propria popolazione nei progetti di salvaguardia della biodiversità. Più specificatamente, negli ultimi anni si è sempre più diffuso un sistema di gestione comunitaria delle aree protette, attraverso cui il governo spera di poter favorire l’interesse per la sostenibilità.


Sitografia:
https://sustainabledevelopment.un.org/memberstates/bhutan
https://dashboards.sdgindex.org/profiles/BTN
https://it.wikipedia.org/wiki/Bhutan
https://it.wikipedia.org/wiki/Geografia_del_Bhutan

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