Qual è l’alimentazione più sostenibile per l’ambiente?

› Scritto da Simona Vassallo

Supponiamo che tu voglia mangiare il tuo migliore amico.  Perché mai dovrei farlo?”. Tu pensaci e basta. Supponiamo che per farlo, per mangiarne la carne, tu debba aspettare un anno. Di conseguenza sarai costretto ad alimentare il tuo amico per un anno intero. Facendo un conto approssimativo in media un adulto ha bisogno di bere due litri di acqua al giorno (in estate saranno di più) e di assumere tra le 2000 e le 2500 calorie, di cui 180 gr di carboidrati, 10 grammi di grassi e 70 grammi di proteine.

Per alimentarlo, scegliamo di dargli da mangiare cose molto semplici e soprattutto economiche: ogni giorno possiamo alimentarlo con almeno 200 grammi di fagioli o altro legume e altrettanti grammi di pasta. In questo modo siamo certi di aver raggiunto la quantità minima di proteine e di aver sforato di poco quella dei carboidrati. Un anno passa e adesso dal vostro amico di 70 kg di peso, tolte le ossa e le interiora, avremmo ottenuto circa una ventina di chili di muscolo.

Ricapitolando in tutto abbiamo usato:
2 litri di acqua x 365 giorni= 730 litri di acqua
200 grammi di proteine (legume) x 365= 73 kg di legumi
200 grammi di un cereale (pasta) x 365= 73 kg di cereali

A fronte di 20 kg di carne, che se conservati, potrebbero bastarti per 200 giorni, nel caso tu consumassi 100 grammi di carne al giorno, si arriverebbe a 7 mesi. Non è poco, ma tu per 12 mesi hai alimentato il tuo amico con qualcosa che avresti potuto benissimo consumare te, e a quest’ora avresti ancora il tuo migliore amico. 

Un po’ sciocco, non trovi?

Eppure, parafrasandolo ai giorni nostri è quello che facciamo con gli animali da allevamento: per un certo periodo di tempo, che dipende da animale ad animale, li alimentiamo con tonnellate di prodotti che potremmo benissimo consumare noi (soia e un cereale come grano, orzo o mais) per poi mandarli al macello e ottenere quella quantità di carne che ci sfamerà in modo incompleto per pochi giorni.

Basterebbe solo questo a farci capire quanto sia poco sensato mangiare carne tutti giorni, come la maggior parte di noi fa da un bel paio d’anni. Se a questo aggiungiamo anche il fatto che per alimentare un numero di animali pari al doppio del numero di esseri umani sulla terra servono grandi quantità di terreno dove coltivare mangime, ecco che si delinea una delle principali cause del disastro ambientale degli ultimi anni.

Sembra strano: siamo abituati a puntare il dito contro fattori esterni e secondari come il consumo eccessivo di plastica o l’utilizzo di fonti fossili come petrolio e carbone. È difficile pensare che qualcosa di così intimo ed intrecciato con le nostre abitudini culturali e quotidiane, come l’alimentazione, possa esserne una causa.

Due anni fa è stato pubblicato sulla rivista Science uno studio della Oxford University proprio sulla questione. La ricerca ha stabilito che:

  • La produzione di carne, pesce, uova e latticini utilizza l’83% percento dei terreni coltivabili ed è responsabile del 57% delle emissioni globali, pur costituendo solo una piccola, quanto essenziale, parte della nostra alimentazione quotidiana.
  • Preso un terreno di una certa estensione, se questo fosse utilizzato per la produzione di cibo vegetale (ortaggi, frutta o legumi) rispetto a quello animale (carne o derivati) la quantità di persone sfamate sarebbe maggiore. 
  • Molti terreni ad oggi utilizzati per il pascolo o per le coltivazioni di mangime animale potrebbero tornare a ospitare alberi e piante, mettendo così fine al problema della deforestazione.
  • Ci sarebbe una minore emissione di anidride carbonica e altri gas inquinanti: basta pensare che un adulto che mangia carne di manzo tutti i giorni almeno una volta al giorno produce 971 kg di anidride carbonica, contro i 3 kg prodotti dal consumo quotidiano di legumi, principale fonte proteica di una alimentazione vegetariana o vegana.

Quindi per salvare l’ambiente dovremmo diventare tutti vegetariani o vegani?
Se è vero che è difficile, se non impossibile, che una cosa del genere accada nel breve periodo è anche vero che vari studi hanno dimostrato che passare ad un’alimentazione vegana, vegetariana o ancora flexitariana (che ammette cioè un consumo di carne poche volte all’anno) è il singolo atto più potente ed efficace per ridurre il proprio impatto ambientale, molto di più rispetto all’evitare la plastica o l’aereo.