Enea e Romeo: l’impianto pilota per completare la filiera del riciclo

› Scritto da Elio Salvatori

La storia di ENEA ha inizio nel 1952 e, oggi, la sua missione istituzionale (legge 221/2015) è così descritta:

“L’ENEA è l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ente di diritto pubblico finalizzato alla ricerca, all’innovazione tecnologica e alla prestazione di servizi avanzati alle imprese, alla pubblica amministrazione e ai cittadini nei settori dell’energia, dell’ambiente e dello sviluppo economico sostenibile (art. 4 Legge 28 dicembre 2015, n. 221)”.

L’impianto ROMEO (Recovery Of MEtals by hydrOmetallurgy), sviluppato da ENEA, utilizza un processo idrometallurgico che consente una drastica riduzione dei costi energetici rispetto alle solite tecniche pirometallurgiche ad alta temperatura.

Le schede elettroniche sono trattate senza essere sottoposte a un processo di triturazione, mentre le emissioni gassose vengono lavorate e trasformate in reagenti da impiegare nuovamente nel processo stesso, minimizzando in questo modo impatto ambientale e produzione di scarti. Inoltre, riesce a trattare anche piccole quantità di rifiuti e può scegliere il grado di purezza del metallo recuperato in funzione delle esigenze di mercato. ROMEO ha una resa del 95% nell’estrazione di oro, argento, platino, palladio, rame, stagno e piombo da Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE).

“I RAEE rappresentano una fonte di materie prime che potrebbe affrancare il nostro Paese e l’Europa dalle importazioni provenienti da Cina, Africa e Sud America”, spiega Fontana, ricercatore di ENEA. “Questo è un impianto pilota e l’obiettivo è quello di trasferire la tecnologia all’industria per completare la filiera industriale del recupero e del riciclo, che quasi sempre in Italia si ferma solo nelle fasi più semplici, ovvero, nelle fasi di pretrattamento e di smantellamento”.

ROMEO è stato realizzato per testare in scala più grande i processi di recupero sviluppati in laboratorio, affinché le materie prime strategiche rimangano sul territorio italiano con benefici in termini occupazionali, economici e sociali.

Anche se dal 2019 una direttiva del Parlamento europeo impone il raggiungimento di un target di raccolta dei RAEE pari al 65%, in Italia circa il 57% dei RAEE viene smaltito ancora con percorsi alternativi come la discarica o l’esportazione all’estero, che non garantiscono il rispetto dell’ambiente né una efficace gestione delle risorse.

Secondo stime ENEA, dal trattamento di 1 tonnellata di schede elettroniche è possibile ricavare 129 kg di rame, 43 kg di stagno, 15 kg di piombo, 0,35 kg di argento e 0,24 kg di oro, per un valore complessivo di oltre 10 mila euro.

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