Rivogliamo le biblioteche: il sit-in dei Giovani Democratici di Roma

› Scritto da Valentina Benelli

Dopo aver conosciuto i Giovani Democratici del VII Municipio con un’intervista, abbiamo chiesto loro come hanno adattato la vita associativa all’emergenza Covid. Oltre a organizzare degli appuntamenti online, i GD 7 hanno dato inizio ad una protesta legata alle biblioteche di Roma, rimaste chiuse per fin troppo tempo.

Siete rimasti attivi nonostante il Covid, voi di GD 7?

Sì, abbiamo creato un appuntamento quotidiano online, “Resto a casa ma non zitto”. Facciamo una chiamata Skype e parliamo di lavoro, scuola, sanità, giustizia.. un tema diverso ogni volta. Abbiamo raccolto adesioni anche da non iscritti al partito, e una volta abbiamo ospitato la viceministra all’istruzione e vicepresidente del nostro partito, Anna Ascani. In quell’occasione abbiamo raggiunto un picco di 80 persone collegate tra studenti, genitori, docenti, eccetera.

Com’è nata la protesta legata alle biblioteche?

È nata a inizio aprile, quando avevamo tutti capito che la sessione estiva si sarebbe svolta per via telematica. Iniziavano a emergere i primi problemi perché molti studenti non hanno una connessione Internet stabile. Si stima che in Italia una famiglia su quattro faccia fatica ad accedere ad una connessione Wi-Fi stabile. Soprattutto in un contesto familiare, stare collegati tutti insieme nello stesso momento causa spesso dei problemi. Quindi noi di GD 7 ci siamo confrontati per inventarci qualcosa. Dovevamo trovare una modalità efficace per Roma, che è piena di studenti. L’obiettivo era far riaprire le biblioteche pubbliche il prima possibile, naturalmente nel rispetto delle norme sanitarie.

Come si è diffusa la proposta all’interno dei Giovani democratici?

Inizialmente volevamo fare qualcosa solo nel nostro municipio, ma poi ci è sembrato limitativo. Nella nostra area di influenza ci sono due biblioteche: la Nelson Mandela e la Raffaello. In tutta Roma ce ne sono 40. Nella prima settimana di aprile abbiamo scritto la proposta e l’abbiamo portata all’attenzione del comitato dei Giovani Democratici di Roma e dei consiglieri comunali del Partito Democratico, i quali l’hanno subito accolta bene. Lo stesso è successo con i GD degli altri municipi. Dopo essere stata protocollata, la “mozione biblioteche” doveva essere discussa nella prima riunione del consiglio comunale, a metà maggio, che ha però tardato ad arrivare per problemi organizzativi e perché, essendo una proposta di opposizione, non aveva la priorità. In un primo momento abbiamo pensato che l’amministrazione, non volendo portare avanti la proposta, avrebbe continuato a posticipare il discorso fino a farlo cadere. L’azione aveva senso a maggio, ne ha molto meno ora che siamo quasi a fine sessione. È un peccato che le politiche giovanili finiscano così spesso in secondo piano. La biblioteca è un punto di riferimento quotidiano per moltissimi studenti, soprattutto quelli che vivono in un monolocale e non hanno uno spazio tranquillo per studiare.

Come vi siete attivati?

Il 30 giugno abbiamo fatto un sit-in di protesta al Campidoglio con tutto il GD Roma che ha avuto una buona partecipazione. È stata un’occasione per ribadire, di fronte alla sindaca, il nostro stato di necessità. È servita a far capire che vogliamo risposte, non incertezza. Nel frattempo, anche se con grande ritardo, il 14 luglio la nostra proposta è stata finalmente approvata.