La sostituzione etnica non è che un abbaglio del suprematismo bianco

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L’opinione pubblica si è infuocata dopo le parole del Ministro Lollobrigida, che parla di fermare la “sostituzione etnica” in atto nel nostro paese. Molti politici all’opposizione hanno preso le distanze da tali dichiarazioni e hanno chiesto di fermare questa tendenza al “suprematismo bianco”.

Il 18 aprile 2023, Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste per il Governo Meloni, è intervenuto al X Congresso Confederale della CISAL e ha pronunciato le parole “non possiamo arrenderci all’idea della sostituzione etnica: gli italiani fanno meno figli e li sostituiamo con qualcun altro. Non è quella la strada”.

Il tema della denatalità italiana è sicuramente una di quelle questioni di cui è necessario discutere e approfondire alcuni aspetti. Tuttavia, parrebbe necessario partire direttamente dalla definizione di “sostituzione etnica”. Secondo Treccani infatti, “la sostituzione etnica (o grande sostituzione) è una teoria complottista secondo cui l’immigrazione di massa in Europa non è frutto di un moto spontaneo, ma risponde a un deliberato piano di sostituzione delle popolazioni europee bianche e di fede cristiana con quelle provenienti da altri continenti, prevalentemente di fede musulmana”.

Che il Ministro abbia utilizzato questo termine con cognizione di causa o in maniera ignorante è qualcosa su cui si dibatte nel web. Lui per primo ha sostenuto di non aver voluto fare riferimento a tale fenomeno ma solo all’aumento della presenza straniera in Italia. Tuttavia, come sappiamo da un antico brocardo latino “Ignorantia legis non excusat”. Seppure non ci sia una legge che parli direttamente di suprematismo bianco, è incontestabile che alla luce delle proprie responsabilità istituzionali, i politici debbano prestare particolare attenzione alle proprie parole. 

Ma se davvero il Ministro voleva semplicemente muovere una critica verso l’aumento di persone straniere in Italia (che poi “straniere” in che senso? Extracomunitarie? Nere? Musulmane?), è necessario guardare i dati per capire che la situazione è ben più complessa e – forse – l’immigrazione non ha effetti così negativi come si potrebbe credere.

Per capirlo, partiamo dalla Germania che ha messo in atto un sistema di accoglienza e integrazione che ha portato i suoi abitanti ad aumentare di tre milioni in dieci anni. L’ingresso di nuove persone nel paese ha risposto alla necessità di manodopera e lavoro, e ha facilitato il turnover generazionale.

In Italia, la situazione è diversa: seppure siano più di quarant’anni che l’arrivo di migranti contiene la forte decrescita del paese, non si è comunque riusciti ad arrivare ad un saldo positivo. Questo perché la fecondità italiana è molto bassa e moltissimi cittadini italiani in età fertile continuano a voler lasciare il paese.

A titolo esemplificativo della drammaticità della situazione, già nel 2000, l’ONU aveva stimato che per poter sostenere il sistema contributivo e previdenziale italiano, sarebbero stati necessari 12 milioni di immigrati da inserire nel contesto lavorativo del nostro paese entro il 2050.

La situazione non è migliorata nei primi vent’anni del Duemila. Il tasso di natalità è stato così basso negli ultimi anni che le donne in età riproduttiva sono oggi insufficienti a garantire un cambio di rotta e – dunque – senza una buona strategia che includa la migrazione, non si farebbe che aumentare sempre di più l’età media della popolazione.

Perché dunque il ministro Lollobrigida ha parlato di sostituzione etnica? è indubbio che i livelli di fecondità più alti li abbiano le donne provenienti da paesi extra-europei e in particolare a maggioranza musulmana. Oggi, l’Italia vive in un contesto dove l’identità e la narrativa anti-immigrazione del nostro paese si basano interamente sul rifiuto di queste persone. Viene dunque naturale capire il perché di tali affermazioni. Tuttavia, la superficialità di un’analisi come quella operata dal ministro non tiene conto del fatto che oggi circa il 20% dei nati in Italia ha almeno un genitore straniero. La strategia, dunque, non deve e non può essere quella di allontanamento di modelli diversi e di persone con background etnico-culturali differenti, ma quella della creazione di un sistema che sia in grado di togliere queste persone dalle condizioni di estrema povertà in cui spesso vivono e di aiutare le famiglie con figli piccoli, in modo che il nostro paese possa ricominciare a crescere.

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Credit foto: pexels.com