Il presente e il futuro dell’Europa: data economy e panoramica delle basi per la transizione digitale

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Il “nuovo corso per l’Europa” inaugurato dalla Commissione guidata dalla Presidente Ursula von der Leyen durante il discorso sullo stato dell’Unione è costruito su tre pilastri fondamentali: innovazione e digitale, politiche green e strategia industriale. 

I governi di tutto il mondo sembrano essere coinvolti in un processo che determinerà come plasmare l’uso delle tecnologie. Ci sono voluti secoli per organizzare legalmente le sfere marittime e territoriali in tutto il mondo e la dimensione digitale richiede passaggi simili, ma molto più rapidi. Un ordine mondiale multipolare significherà inevitabilmente approcci diversi all’innovazione che idealmente richiederebbero un consenso internazionale.

La digitalizzazione è fondamentale per molti aspetti del futuro dell’UE: gli investimenti digitali infatti aumenteranno in modo significativo nel quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027. La dichiarazione sul futuro digitale dell’UE, il “White Paper” sull’intelligenza artificiale e la strategia europea per i dati, pubblicati nel febbraio 2020, sono i pilastri di una strategia a lungo termine in cui l’UE tenterà di diventare un leader nell’innovazione dei dati.

I dati saranno la risorsa chiave nel 21° secolo e non sorprende che l’UE voglia guidare la corsa globale per tutto ciò che riguarda i dati. La divergenza nel processo di digitalizzazione è diventata una realtà. Gli attori sulla scena internazionale divergono in approcci, risposte e protocolli e i dati non fanno eccezione. Tra i tre flussi principali riguardanti l’uso dei dati attualmente disponibili, la proposta sostenuta dall’UE si basa sulla protezione della privacy e un uso responsabile dei dati, in contrasto con il controllo centralizzato della Cina e l’approccio laissez-faire degli Stati Uniti basato su partenariati pubblico-privato. Come risultato della multi-polarizzazione e dell’uso strategico della tecnologia, i dati sono diventati parte integrante della politica estera e, quindi, un’estensione della sovranità. 

L’UE e sta attualmente costruendo un quadro che possa comprendere la privacy con il flusso di dati. I dati sono preziosi se condivisi, quindi il flusso di dati è essenziale per la data economy. È fondamentale incoraggiare le piccole e medie imprese (PMI), i servizi pubblici, le città e altri attori a utilizzare più dati, a renderli disponibili e a condividerli. Per fare ciò, è necessaria la fiducia. Un quadro giuridico sicuro in cui istituzioni e aziende possano operare senza rischi e in cui gli utenti sentano di avere il controllo dei propri dati è l’obiettivo della regolamentazione dell’UE. 

L’attuale punto di riferimento del potere normativo dell’UE in materia di nuove tecnologie è il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), il regolamento sulla protezione dei dati più severo e di vasta portata mai approvato, con l’obiettivo di armonizzare le leggi sulla privacy dei dati in tutta Europa. Uno degli aspetti chiave della legislazione è garantire agli utenti un maggiore controllo sui propri dati. Ad esempio, gli utenti hanno il diritto alla portabilità, la capacità di trasferire i propri dati personali tra fornitori di servizi il diritto alla cancellazione, la possibilità di incaricare un titolare del trattamento di cancellare i propri dati. Tuttavia, far rispettare il GDPR si è rivelato un compito arduo, soprattutto dato che spetta agli Stati membri. Pertanto, quegli stati che non vogliono rispettare il GDPR, come l’Irlanda, semplicemente non lo fanno rispettare.

Per quanto ottimista possa essere, l’UE deve continuare a lavorare sulla sua attuale azione di governance dei dati e cercare di superare le sfide che stanno interessando anche altri aspetti della politica dell’UE, come la frammentazione tra gli Stati membri. L’UE non dovrebbe inoltre dimenticare la sua responsabilità nei confronti di un ordine internazionale basato su regole, che alla fine implica la convergenza dei diritti umani con lo sviluppo tecnologico e la regolamentazione. A livello internazionale, il percorso per integrare la prospettiva tecnologica e informatica nel quadro della protezione dei diritti umani è ancora in una fase iniziale. A questo proposito, l’UE dovrebbe avanzare attraverso le diverse implicazioni che la tecnologia e l’IA – l’intelligenza artificiale – hanno sui diritti umani, dato che colpiscono il cuore stesso della democrazia europea.

L’UE eccelle nella regolamentazione dei dati, ma manca di una solida politica industriale digitale.
Tra gli innumerevoli obiettivi a medio e lungo termine lanciati dalla Commissione Europea per rendere questo il “decennio digitale dell’Europa” risulta evidente anche il percorso che si intende intraprendere. Già durante una conferenza sulla governance dei dati organizzata dal Think Tank “Bruegel”, il Commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton, ha annunciato il piano della Commissione che si svilupperà nei prossimi mesi. In un ambito più ampio, lo spettro dell’attuale e futura regolamentazione dei dati dell’UE si baserà sui seguenti pilastri:

  • Data Governance Act, che faciliterà la condivisione dei dati tra settori e Stati Membri e creerà le condizioni per utilizzare dati pubblici sensibili, allontanandosi così dalle pratiche attuali delle grandi piattaforme tecnologiche; 
  • Digital Services Act e Digital Markets Act, che stabiliscono i regolamenti delle piattaforme e la piena responsabilità sui contenuti che diffondono; 
  • Data Act che punterà ad aumentare l’equità nell’economia dei dati chiarendo i diritti di utilizzo dei dati per aziende e individui.

Nei prossimi articoli di questa serie verranno fornite analisi specifiche sulle politiche del futuro per il mondo digitale europeo.


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