“United Nations Major Group for Children and Youth”, volontariato e Piano Giovani 2021

› Scritto da Federico Brignacca

Recentemente, leggendo alcuni post su Facebook mi sono imbattuto nell’UNMGCY (United Nations Major Group for Children and Youth) e mi sono domandato cosa fosse e se potesse interessare il mondo giovanile. Ho pensato quindi di fare qualche domanda ad Alexander Virgili che da luglio scorso è stato eletto Focal Point di UNMGCY.

Che cosa è UNMGCY?

Il UNMGCY è uno dei nove Major Groups delle Nazioni Unite dediti all’implementazione della partecipazione della società civile all’interno del sistema ONU. In particolare, il UNMGCY si occupa di partecipazione giovanile nei meccanismi delle Nazioni Unite. Istituito nel 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i governi degli Stati membri dell’ONU hanno riconosciuto formalmente il ruolo dei Major Groups come organi di rappresentanza dei settori chiave della società civile per lo sviluppo sostenibile. Nello specifico, United Nations Major Group for Children and Youth è il meccanismo incaricato, ufficiale, formale ed auto-organizzato dell’Assemblea Generale per consentire ai giovani di partecipare in modo significativo al sistema dell’ONU. Agisce da ponte tra i giovani e il sistema delle Nazioni Unite per garantire il loro diritto ad una partecipazione significativa. Lo si fa coinvolgendo comunità di giovani nella progettazione, implementazione, monitoraggio, follow-up e revisione delle politiche di sviluppo sostenibile a tutti i livelli.

Sei stato eletto Focal Point di UNMGCY, che cosa significa per te questa nomina e in cosa consisterà il tuo lavoro?

Da anni sono impegnato in attività di sensibilizzazione e informazione sui temi della prevenzione e della riduzione dei disastri e questo ruolo all’interno del Working Group on Disaster Risk Reduction è uno strumento in più che mi consentirà di procedere ancora più decisamente in questa direzione. Il lavoro consiste principalmente nel coinvolgere i giovani nei processi decisionali legati al mondo della riduzione dei disastri. La parte principale, e più difficile, di questo incarico è coinvolgerli in maniera attiva fin dall’inizio dei processi di stesura delle strategie che riguarderanno anche loro e non solo passivamente informandoli su decisioni già prese.

Sei attivo su tanti fronti, Segretario Nazionale MSOI, vicedirettore di Centro Studi Internazionali, qual è secondo te il rapporto dei giovani con la politica e cosa si potrebbe fare per riavvicinarli a questo mondo?

Rientrando anche io nella categoria dei “giovani” sicuramente posso dare una lettura in parte personale. Quello che attualmente viviamo è un momento storico di cambiamenti continui e veloci ed è evidente che non sempre la politica riesce a rispondere alle diverse esigenze nei tempi e nei modi necessari. Tendenzialmente c’è una mancanza di fiducia nel sistema in quanto tale, che non premia il merito e non fa nulla per avvicinare i giovani. Al contrario di altri non credo che si possa semplicisticamente parlare di disinteresse nella politica da parte delle nuove generazioni ma ritengo che ci sia disinteresse della politica rispetto ai giovani.

Sei anche un volontario del Corpo Italiano di San Lazzaro, cosa significa per te fare volontariato?

Il volontariato è una parte importante della mia vita. Credo fermamente che chi ha la possibilità di poter fare qualcosa in prima persona per migliorare la società dovrebbe farlo dedicando tempo, energie e professionalità per il prossimo. In particolare, la mia esperienza con il Corpo Italiano di San Lazzaro mi ha sicuramente fatto crescere molto mettendomi alla prova in situazioni e contesti che altrimenti non avrei mai vissuto. Non mi stancherò mai di ripetere che il mondo del volontariato è uno delle fondamenta essenziali del nostro Paese anche se spesso si opera lontano dai riflettori.

In questi giorni è stato pubblicato il Piano Giovani 2021, di cui anche Centro Studi Internazionali è firmataria, quali speranze hai? Noi abbiamo parlato tanto su Change the Future della necessità di investire sui giovani, sulla loro formazione. Pensi che finalmente con il Recovery Fund e il Piano Giovani 2021 si inizierà a volgere lo sguardo ai giovani che hanno voglia di partecipare attivamente?

Sono moderatamente ottimista. Ritengo che adesso i giovani abbiano dei mezzi senza precedenti sia per fare rete che per farsi sentire. Penso che sulla formazione già si sia fatto e si stia facendo molto, quello che manca per molti è un luogo dove poterla sfruttare. Chi non si è ancora reso conto che i giovani hanno voglia di partecipare attivamente, nella società e nel mondo del lavoro, farebbe meglio a fare un passo indietro perché è disconnesso dalla realtà.