Comunicare l’ambiente: è ora di un cambio di paradigma

› Scritto da Ygnazia Cigna

Maltempo in tutta Italia e allagamenti sono tra i temi mediatici principali di questa prima settimana d’autunno. Le narrazioni di questi fenomeni si ripetono quasi sempre con la stessa dinamica: descrizione dell’evento spesso slegato dalle cause originarie e catastrofismo. Questa narrazione non è obiettiva, è una scelta. Si sceglie di comunicare l’ambiente solo in termini negativi, solo sulla notizia e senza un fine educativo. Comunicare l’ambiente rischia di essere solo cronaca. Datal’urgenza e la permanenza del tema, è invece necessario che si sviluppi un programma strategico di comunicazione ambientale affinché i professionisti della comunicazione sappiano informare e, al contempo, educare i cittadini a leggere le informazioni all’ambiente e a comportarsi nei suoi confronti in modo corretto.

Tra gli strumenti per lo sviluppo di una buona comunicazione ambientale, oltre a servizi giornalistici competenti, vi sono gli incontri diretti con i cittadini. Un esempio è l’evento organizzato da FOCSIV il 23 settembre a Roma: un laboratorio dedicato alla comunicazione ambientale. Tra i relatori vi erano Christiana Ruggeri, giornalista di politica estera per il TG2 e autrice di Greta e il pianeta da salvare, libro di educazione ambientale per bambini, Dario Lo Scalzo, video maker e giornalista freelance che si occupa di diritti umani e storie di invisibili e una rappresentanza della redazione Change The Future, redazione online che sviluppa una linea editoriale su temi riguardanti l’agenda 2030. Il laboratorio era indirizzato ai giovani, i quali sono stati chiamati ad esprimere la propria opinione su quali siano le debolezze della comunicazione ambientale attuale.

Ne è risultato che le narrazioni ambientali “mainstream” si sviluppano principalmente attorno alle emergenze ambientali: si parla di ambiente solo in caso di allagamenti, incendi e quant’altro. Si parla spesso in termini catastrofici, atteggiamento rischioso comunicativamente, e troppo poco in termini propositivi. A tal proposito si inserisce il giornalista Dario Lo Scalzo, che ha deciso di fare del suo lavoro la narrazione di storie virtuose, positive e sconosciute. Francesco Tocco, noto come Ciccio Kayak, è protagonista di una di queste storie: è un volontario ambientalista di Terrasini che ha trasformato la sua passione per il kayak in un’opportunità per ripulire le coste palermitane dai rifiuti e, negli anni, ha coinvolto diverse associazioni, singoli ed enti pubblici nelle sue particolari escursioni.

“Non voglio diventare famoso voglio solo essere imitato”, come afferma Ciccio Kayak, è la frase che raccoglie il senso della comunicazione ambientale propositiva: innescare il desiderio di cambiare le cose, di emulare gli esempi positivi e di non rassegnarsi all’idea che oramai sia già troppo tardi.

“È un cambio di paradigma – afferma speranzoso Dario Lo Scalzo – ciò che serve alla comunicazione dell’ambiente. Nuove storie, storie di invisibili, di chi crede di poter cambiare le cose e invita anche te a farlo”.

“La scelta del linguaggio – incalza Christiana Ruggeri – è alla base di una buona comunicazione ambientale. È fondamentale che sia semplice, chiaro e comprensibile. Comunicare l’ambiente significare trattare un argomento scientifico con il linguaggio appropriato, ma allo stesso tempo fruibile per tutti”.

La comunicazione ambientale deve saper catturare il pubblico con lo scopo di informare ed educare a una cultura dell’ambiente a lungo termine, facendo i conti con ricerche, cifre, dati e studi di carattere scientifico. Christiana non si ferma qui, e aggiunge: “Le esigenze e i tempi televisivi spesso non permettono di approfondire i vari temi e questo mina l’ideazione di una cultura all’ambiente. Ma c’è chi gioca un ruolo determinante in questo: il pubblico. È il pubblico che, se prende parola, determina l’agenda di noi giornalisti. Prendete parola, scrivete alle redazioni, correggete i loro errori comunicativi, invitateli a fare rubriche, ad approfondire certe tematiche. È il pubblico a poter cambiare il paradigma. […] Online la cosa si fa ancora più complessa. I 140 caratteri di Twitter hanno cambiato il modo di fare e ricevere comunicazioni. Alla seconda subordinata hai già perso il lettore ed è qui che le fake news hanno saputo trovare terreno fertile”.

C’è chi pulisce le coste dai rifiuti come Ciccio Kayak, ma c’è anche chi fa pulizia sul web analizzando le fake news e smentendole con gli strumenti giusti, oltre che inserendo nuove narrazioni che non hanno voce. “Change The Future” ne è un esempio. La presenza dei suoi redattori all’evento FOCSIV sulla comunicazione ambientale aveva questo scopo: mostrare che il web non è tutta spazzatura, che è possibile rimboccarsi le mani e fare pulizia. Una volta fatto questo,il passo successivo è quello di inserire nuove storie, che sappiano innescare nei lettori un nuovo atteggiamento verso la circostanza e, di conseguenza, nuovi comportamenti.