Salviamo le tartarughe del Mediterraneo: intervista a Paolo Casale, coordinatore di Life Medturtles

› Scritto da Sofia Torlontano

Probabilmente molti di noi non le hanno mai viste, eppure, le tartarughe marine sono presenti anche nei mari italiani. Così come esistono anche centri di recupero specializzati nel nostro Paese, come il Turtle Point di Napoli, parte della Stazione Zoologica Anton Dohrn, il primo laboratorio di ricerca sulla biodiversità marina istituito al mondo. Secondo il rapporto stilato dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con l’ISPRA ( Istituto superiore per la Protezione e per la Ricerca Ambientale) in tutto le specie avvistate nei nostri mari sono cinque, per lo più concentrate nel sud Italia, tra la Calabria e la Sicilia.

La specie maggiormente presente in Italia è la tartaruga comune, conosciuta anche con il nome di Caretta Caretta, seguono poi la Tartaruga Verde (Chelonia Mydas) e la Tartaruga Liuta, molto particolare per il suo guscio nero e la sua forma, appunto, a liuto.

Tutte le specie hanno una cosa in comune: a livello globale sono, chi più chi meno, a rischio estinzione, secondo la scala di conservazione stilata dall’IUCN, comitato mondiale per la conservazione della natura.
Le principali cause sono la pesca a strascico, le collisioni con le imbarcazioni, l’ingestione di plastica e infine l’uso delle carni, delle uova o del carapace dell’animale stesso, come nel caso della tartaruga verde, della tartaruga embricata e della tartaruga di Kemp.
Abbiamo perciò intervistato il Prof. Paolo Casale, coordinatore del progetto europeo “Life Medturtles” e ricercatore del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa.

Il lockdown dovuto al Coronavirus ha in qualche modo influenzato la vita delle tartarughe e la loro nidificazione?
Si sentono sempre di più notizie che parlano di come la pandemia abbia permesso a centinaia di animali di riappropriarsi dei luoghi naturali, fino ad allora permeati dall’impatto dell’uomo. Per le tartarughe però, la situazione è diversa: sono animali abituati a nidificare anche sotto portici delle discoteche e semplicemente se sono infastidite da qualcosa che impedisce loro di deporre le uova si spostano da un’altra parte.
La pesca invece, che costituisce una minaccia non indifferente, non si è fermata, forse ha solo rallentato un po’ e questo rallentamento statisticamente ha sicuramente provocato meno danni alle tartarughe. È comunque un processo lungo che è impossibile da monitorare in soli due mesi senza dati istantanei.

Il progetto Life MedTurtles, di cui lei è coordinatore, è stato in qualche modo ostacolato da questa pandemia?
Il progetto è partito da pochissimo (settembre 2019) e durerà fino al 2023. Il nostro primo passo è la sensibilizzazione verso i pescatori, coinvolgendoli e fornendo loro attrezzi da pesca modificati per diminuire le catture. Quest’estate siamo pronti per essere operativi e ampliare i nostri contatti, formando dei paladini per la tutela di questi meravigliosi animali. Poi si passerà alla fase di monitoraggio delle tartarughe nel Mediterraneo, con droni, un’app per segnalare gli avvistamenti e cento tartarughe equipaggiate con trasmettitori satellitari per tracciarne gli spostamenti nell’area che comprende Albania, Italia, Spagna, Tunisia e Turchia.

Cosa fa l’Italia per proteggere queste specie?
In Italia le leggi a tutela delle tartarughe sono molto elastiche e blande; questo avviene poiché le nidificazioni nel nostro paese sono disperse e poco numerose, per cui è difficile sollevare il problema se c’è poco interesse e se il fenomeno non è evidente. Nel progetto europeo precedente, Life Eurotutles, concluso nel 2019, abbiamo ottenuto un’implementazione delle norme in molti paesi della Sicilia, chiuso accordi con molti pescatori, e soprattutto abbiamo attuato una grandissima opera di sensibilizzazione per far capire che il problema esiste ed è davanti a noi.

Cosa può fare ognuno di noi per proteggere le tartarughe?
La cosa più importante è diffondere le informazioni, poiché spesso si pensa che le tartarughe siano solo nei posti esotici come l’Oceano Indiano o nel Pacifico. Le tartarughe sono anche qui nel Mediterraneo, e se non facciamo niente per la loro tutela, spariranno fra qualche anno. È importante inoltre informare e sensibilizzare sempre di più i pescatori, essendo loro il problema ma anche la soluzione di tutto questo.

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