Possiamo convivere con la natura? Intervista a Federico Garcea, ideatore di “Treedom”

› Scritto da Soraya Avinotti

Da quando siamo stati costretti a chiuderci in casa per la salute comune, sono cambiate tante cose. È cambiato il nostro rapporto con la realtà digitale, è cambiato il modo di lavorare e di apprendere e anche il nostro impatto sull’ambiente. Si sono ridotti gli spostamenti, molte fabbriche sono temporaneamente chiuse, è diminuito l’inquinamento e molti animali hanno ripreso a vivere nelle città momentaneamente vuote. Come possiamo riuscire a mantenere questo risultato? Abbiamo fatto questa domanda, e non solo, a Federico Garcea, fondatore e amministratore di Treedom, un sito che permette di acquistare o regalare un albero e seguirne la crescita, contrastando così la deforestazione.

Come nasce il progetto Treedom? Che traguardi ha raggiunto a livello sociale ed ecologico?
Treedom nasce nel 2010 da un’idea mia e del mio socio Tommaso. Stavamo lavorando ad un progetto di elettrificazione rurale in Camerun e ci siamo resi conto del problema legato alla deforestazione. Abbiamo pensato di creare un progetto che invertisse questa tendenza e finanziasse cooperative di contadini e popolazione locale per ripiantare alberi. Oggi finanziamo 70mila contadini nel mondo in diversi Paesi e abbiamo piantato più di 1,2 milioni di alberi, assorbendo 300mila tonnellate di CO2.

Perché da un punto di vista economico si è restii a passare ad un’economia verde?
Dipende. Secondo me in alcune fasi è giusto l’intervento dello Stato per favorire un passaggio. Se inizialmente alcune tecnologie verdi non raggiungono un’economicità e una convenienza rispetto alle tecnologie tradizionali e più inquinanti, secondo me è giusto che intervenga lo Stato per finanziare un loro sviluppo tecnologico perché possano diventare competitive come quelle tradizionali. Se sei abituato tutta la vita a fare una certa cosa in un modo, cambiare le tue abitudini a parità di spesa e soprattutto inquinando meno è una questione culturale e di comunicazione. Se si spiegasse la questione della CO2 e l’inquinamento attraverso una campagna di comunicazione secondo me l’obiettivo verrebbe raggiunto.

Hai visto anche altre realtà oltre a quella Italiana. Pensi che la risposta italiana al problema ecologico sia adeguata?
Sicuramente ci sono casi più positivi e casi più negativi. Il Nord Europa ha fatto passi da gigante, forse a causa di una cultura dove il passaggio dal livello governativo al livello del consumatore è già avvenuto. In alcuni Paesi in via di sviluppo dove sono stato e dove lavoriamo è difficile affrontare il problema ecologico quando ci sono problemi più importanti, tipo mangiare. L’ecologia sicuramente dipende dalla ricchezza e dall’educazione.

“Grazie” alla quarantena, la natura si è “ripresa” molti spazi che prima erano occupati dall’uomo. È possibile una convivenza tra l’uomo e la natura a fine quarantena?
Lo spero. Intanto aver visto che gli animali hanno lasciato i luoghi da noi abitati perché abbiamo invaso i loro spazi è un messaggio che in tanti di noi rimarrà. Io mi auguro che anche nella ripartenza post-coronavirus tante scelte, soprattutto da parte dei governi, sulle aziende da sovvenzionare, siano orientate nel portare avanti programmi di sviluppo di un’economia verde. Credo che, alla fine di tutto, questo argomento tornerà molto di attualità e per questo la ripartenza sarà un’occasione, per le amministrazioni governative, per fare scelte sostenibili.

Nonostante si parlasse del problema climatico già negli anni ‘50, diverse risposte di intervento arrivano soltanto adesso. C’è un motivo?
Se la vogliamo vedere da un punto di vista di news, la sostenibilità negli ultimi due anni è tornata in evidenza grazie al movimento di #Fridayforfuture legato a Greta Thunberg, coinvolgendo i giovani per riprendersi il futuro che è stato tolto loro. Questo sicuramente ha un grosso impatto ed è stato in grado di smuovere anche tanti adulti. Oltre a questo, secondo me sta cambiando molto anche la cultura dei consumatori che sono sempre più orientati verso scelte di acquisto sostenibile. Invece di partire dall’alto l’iniziativa verde parte dal basso. Il messaggio dai ragazzi sta arrivando ai consumatori, i quali orientano le scelte di acquisto, cui le aziende si devono adeguare. Più che un’imposizione, l’ecosostenibilità oggi è una scelta di mercato.

LEGGI ANCHE:

Una seconda vita. Così Reware rimette in commercio i rifiuti elettronici

Una seconda vita (parte due). I rifiuti tecnologici non sono uno scarto

Enea e Romeo: l’impianto pilota per completare la filiera del riciclo