Le equilibriste e la maternità in Italia

› Scritto da Federica Mangano

Cosa vuol dire essere mamma durante l’emergenza coronavirus?

Save The Children Italia ha provato a rispondere a questo interrogativo con il Rapporto annuale “Le equilibriste”, sottolineando la precarietà di questa situazione e analizzando diversi aspetti tra cui l’aumento della denatalità, la disparità di genere e la comparazione con sistemi di supporto all’infanzia europei. I dati contenuti all’interno del Report sono stati accompagnati dalle vignette di Maria Chiara Giannola.

Antonella Inverno, responsabile delle Politiche per l’Infanzia di Save the Children Italia, ci racconta la coesistenza tra maternità, genitorialità, emergenza sanitaria e stereotipi di genere.

Di cosa tratta il rapporto “Le equilibriste: la maternità in Italia 2020” di Save the Children?

Nel 2020 abbiamo fatto una riflessione profonda su che cosa vuol dire per le mamme la crisi dovuta al Covid, l’impatto non solo sanitario ma anche economico e sociale che le restrizioni hanno avuto su un segmento della popolazione ridottissimo: infatti, le madri lavoratrici sono solo il 6% della popolazione residente, probabilmente poco interessante agli occhi dei decisori politici.

Come ha influito l’emergenza Covid-19 sulla situazione delle madri in Italia?

Ci sono situazioni diverse. Circa 70 mila donne hanno dato alla luce un figlio in questo periodo di lockdown e per loro è venuto un po’ a mancare tutto quello che di solito una donna si aspetta come sostegno quando rimane incinta, ad esempio i servizi di supporto sanitario e i corsi preparto. Le madri con figli minorenni o con almeno un figlio minore di 15 anni – circa 3 milioni di lavoratrici – hanno dovuto in alcuni casi interrompere il lavoro, quando non hanno potuto lavorare da casa. Inoltre, per circa 353 mila di loro parliamo di nucleo mono genitoriale, che si regge solo sullo stipendio della donna. A questo momento difficile si è aggiunto anche lo stress della didattica a distanza. Soprattutto per i bambini più piccoli che richiedono un supporto quotidiano da parte delle madri l’accesso a questo tipo di didattica per un primo periodo ha creato una confusione estrema. Per le mamme che invece hanno potuto continuare a lavorare da casa si è rischiato – e si rischia tuttora – un carico di lavoro e di cura eccessivo. Il 74% di questa categoria di donne ha dichiarato che l’impegno a casa è aumentato: non solamente quello legato all’attività professionale ma anche quello davanti al computer, i doveri domestici e l’accudimento dei figli e anche dei genitori anziani in alcuni casi. Per pochissime di loro – un 20% circa – questa crisi ha dato l’opportunità di riequilibrare i carichi di cura all’interno della famiglia, mentre moltissime – più del 40% delle donne – hanno dovuto condividere gli spazi di lavoro con il resto dei familiari.

Quali possono essere i rischi per le madri lavoratrici durante la fase 3?

I rischi sono gli stessi dei mesi passati. Con l’aggiunta, per le donne che devono lavorare in presenza, del dilemma di scegliere tra ritornare al lavoro o rimanere a casa ad accudire i figli, a causa del prolungamento della chiusura delle scuole e dei servizi per l’infanzia.

Gli aiuti dal governo non sono sufficienti. Per esempio, il congedo parentale straordinario, un permesso retribuito, è destinato solo ai lavoratori e alle lavoratrici dipendenti, escludendo una grossa fetta della popolazione. Il “bonus baby sitter” è un aiuto ma non è proprio risolutivo. Infine, i servizi e i centri estivi citati nel Decreto Rilancio sono previsti solo per bambini dai 3 anni in su, lasciando fuori i più piccoli.

Cosa sta facendo Save the Children per intervenire?

Abbiamo dato vita ad un’attività continua di sostegno a distanza, sia attraverso una chat per le mamme, sia attraverso altri servizi on-line tra cui quello di orientamento legale. Storicamente abbiamo un programma molto strutturato di sostegno alla genitorialità. Per esempio, il progetto “Fiocchi in ospedale” interviene proprio nella fase delicata della nascita e delle prime settimane di vita del bambino. Abbiamo degli “spazi mamme”, centri aggregativi dove possono portare i propri figli da 0 a 6 anni, con attività educative per i bambini e di sostegno per le mamme, le quali possono confrontarsi tra loro, imparare cose nuove e trovare servizi di supporto per tutte le loro esigenze. Inoltre, stiamo lavorando in termini di “advocacy” per chiedere delle modifiche al Decreto Rilancio, che è in Commissione Bilancio alla Camera, per rispondere meglio alle esigenze delle mamme lavoratrici. Proponiamo delle integrazioni al testo del decreto per mettere al centro dell’azione di governo anche i territori, i diritti dei bambini e delle bambine e altre misure di contrasto alla povertà, di sostegno educativo e di supporto alla genitorialità.

Da dove è nata l’idea delle vignette di Maria Chiara Giannola?

L’idea è nata dal voler affrontare in chiave ironica una questione che noi mamme conosciamo tutte molto bene, che affonda le radici nelle gabbie di genere presenti nel nostro Paese, per retaggi culturali o per difficoltà ad emanciparsi. Nel rapporto sono citate diverse indagini del Censis e dell’Istat che riguardano gli stereotipi di genere.  Si nota come sia ancora forte la convinzione che è meglio che sia la donna a lasciare il lavoro, la quale è più naturalmente portata a svolgere i lavori di casa e a occuparsi dell’accudimento dei figli. Questi sono tutti pregiudizi ancora radicati nella nostra società, quindi difficili da smontare.

Quale messaggio volete lanciare attraverso le vignette?

In Italia manca una vera politica di sostegno alla genitorialità e alla maternità. Le donne sono lasciate sole ad affrontare non solo il momento delicato della nascita ma anche la crescita dei figli. Per fortuna le cose nelle nuove generazioni stanno un po’ cambiando, i carichi di cura si riequilibrano dentro la coppia, però c’è ancora tanta strada da fare.

Link report https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2020.pdf

LEGGI ANCHE:

“Abbiamo perso le emozioni dell’ultimo anno”. Pensieri di una maturanda ai tempi del Covid-19