“Puoi dire che sono un sognatore, ma non sono il solo”: perché la storia di Luca Attanasio la sentiamo anche nostra

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Luca è uno come noi: tanti sogni nel cassetto, tanti percorsi educativi differenti, molteplici esperienze di incontro e di storie ritrovate sulla sua strada.

Luca, con uno zaino pieno di tutto questo, è arrivato in Congo per la missione Monusco dei caschi blu. “Tutto ciò che noi in Italia diamo per scontato non lo è in Congo, dove purtroppo ci sono ancora tanti problemi da risolvere. Il ruolo dell’ambasciata è innanzitutto quello di stare vicino agli italiani, ma anche contribuire per il raggiungimento della pace”. Un incarico di grande responsabilità come ambasciatore dall’Italia e i suoi gesti di umanità, l’hanno portato a pronunciare queste parole, alla consegna del premio Nobel per la pace di Nassiriya del 2020. Parole di chi in quel mondo ci crede davvero, di chi la pace la costruisce passo dopo passo, scelta dopo scelta.

C’è chi la pace la costruisce sporcandosi le mani: riempiendo il proprio zaino di coraggio portando con sé un sorriso e l’amore per l’umanità intera attraverso le strade di questo mondo così complesso.

“Nell’attacco a un convoglio Onu nel Congo sono stati uccisi l’ambasciatore Attanasio, un carabiniere, Vittorio Iacovacci e l’autista congolese, Mustapha Milambo Baguma, del convoglio umanitario del Programma Mondiale di Alimenti (PAM) su cui viaggiavano. Una notizia che ci sconvolge ma che ci riporta alla realtà, alle guerre dimenticate che con la pandemia abbiamo ulteriormente rimosso” afferma Sandro Ruotolo, senatore italiano.

Una morte che ci ha stravolti tutti. Mi ha stravolto come studentessa laureata in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani, come sognatrice di un mondo migliore, di un mondo più giusto. Mi ha preso una fitta vicino al cuore per l’umanità con cui Luca ha sempre svolto il suo lavoro, non mosso dal profitto e dalla fama, ma da qualcosa di più vero e reale: il sogno di un mondo di pace.

Ha sconvolto me – maestra alla scuola primaria – che si ritrova l’importante compito di insegnare ai bambini, quando in realtà sono loro che insegnano a noi. Stamattina, quando nell’ora di inglese abbiamo ascoltato insieme le parole pronunciate da John Lennon in “Imagine”, è stato naturale emozionarsi. “Ma canta di un mondo pieno di pace” ha affermato A. spiegandolo a O. che l’italiano lo sta ancora imparando e l’inglese “io non lo capisco”. A. ci insegna qualcosa di così semplice e banale: perché la storia di Luca la sentiamo anche nostra.

La storia di Luca Attanasio la sentiamo anche nostra – noi che immaginiamo quel mondo di pace che già John Lennon cantava nel ‘71 – perché ci ritroviamo nei passi che ha compiuto, nella strada che ha scelto di prendere. E allora non possiamo fare altro che continuare a camminare insieme alle sue idee e ai suoi sogni.

Come quelli di Mario Paciolla, di Giulio Regeni, di Vittorio Arrigoni e di tutti coloro che resistono – ed esistono – per un mondo almeno un po’ più giusto di così.

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