Chi tocca Mani Tese tocca tutti noi

› Scritto da Simona Vassallo

Potremmo dire che l’impegno di Mani Tese viaggia su tutti i fronti: dal 1964 si impegna per eliminare le disuguaglianze nel mondo, non solo tra Nord e Sud, ma in tutte le aree in cui c’è bisogno di un impegno di giustizia.

Redistribuzione della ricchezza, sovranità popolare sull’uso delle risorse ambientali, educazione delle nuove generazioni ad un futuro sostenibile e alla cittadinanza globale, lotta alle schiavitù moderne come traffico di essere umani, lavoro minorile e sfruttamenti nelle moderne filiere di produzione. Questi sono solo alcuni degli impegni che Mani Tese porta avanti sia dal punto di vista concreto, attraverso progetti di cooperazione in tutto il mondo, sia attraverso campagne di sensibilizzazione e mobilitazione della società civile sia a livello italiano che non.

Mani Tese si impegna da anni su tutti i fronti e ovunque ce ne sia bisogno, senza fermarsi, nonostante spesso sia stata presa di mira da chi non vuole che le cose cambino per il meglio: a Napoli, il 4 maggio, la sede di Mani Tese Campania è stata attaccata e distrutta per la sesta volta negli ultimi anni.
Un gesto ignobile che fa riflettere sull’importanza di non lasciarsi intimidire da atti del genere perché ci stiamo muovendo nella direzione giusta.

Ed è proprio da questo episodio che è nata la nostra riflessione con Renato Briganti, docente di diritto pubblico alla Federico II di Napoli e Coordinatore dei volontari di Mani Tese Campania.

Qual è il contesto urbano in cui si trova la sede?

Mani Tese ha scelto di lavorare nel Rione Sanità, al confine tra due quartieri problematici: la sede è in piazza Cavour, tra la seconda e la terza municipalità, tra il nord e il sud di Napoli.
Sappiamo che il nord e il sud del mondo sono due categorie trasversali che hanno delle meridiane e dei riferimenti che attraversano anche quella piazza, attraversata da persone comuni, persone benestanti, da senza fissa dimora, dalla criminalità organizzata. Ci sono le tante anime del nostro paese.
È un posto che abbiamo scelto: stare a piazza Cavour ci ha consentito di costituire assieme alle altre associazioni la rete del Rione Sanità che poi ha dato vita a tutti i meccanismi virtuosi di emersione del sommerso, dell’economia del quartiere. Ha dato vita a tante iniziative culturali ed economiche. Per noi è simbolico stare lì. Anche per questo abbiamo ricevuto 150 video messaggi in mezz’ora, di persone che hanno scritto “chi tocca mani tese tocca tutti noi”. Quindi la notizia principale non è tanto che ci sono stati degli atti intimidatori per la sede, ma la reazione della città: da Padre Alex Zanotelli al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, musicisti, insegnanti e studenti, veramente tutti si sono stretti attorno a quella sede perché quella è la sede di tutti.

Durante la nostra chiacchierata, Renato ci tiene a ribadire la natura dell’atto intimidatorio.

Hanno deciso, le persone che hanno attaccato la bottega per la sesta volta, che vogliono farci andare via da lì perché siamo uno spazio di legalità, uno spazio di condivisione dei valori dell’accoglienza. Non ci sono soltanto le associazioni che si occupano delle persone senza fissa dimora, ma ci sono anche le associazioni che puliscono la piazza, facciamo attività di quartiere, di lotta all’usura.

Cosa fate nella sede?
Ci sono molte attività diverse. La mattina diventa una bottega per il commercio equo e solidale. Il fare trade, “il commercio giusto”, è un tipo di mercato che cerca di promuovere prodotti make in dignity, cioè fatti con dignità. Consideriamo una forma evoluta di cooperazione nazionale allo sviluppo il commercio equo: pagare il caffè, il tè, lo zucchero, il cacao il giusto prezzo. Per noi giusto prezzo vuol dire no allo sfruttamento infantile durante la produzione, no all’inquinamento e si alle certificazioni sulla filiera. Queste cose vengono promosse nelle botteghe del mondo, ce ne sono centinaia in Italia e a Napoli c’è mani tese e i Pappeci. Queste botteghe cercano di educare al consumo critico perché non ha senso che io faccia una donazione e poi vada a comprare da una multinazionale che sfrutta le persone che ho cercato di aiutare con la mia donazione. Vale la pena piuttosto che io rifletta sul perché quelle persone stanno male, e la causa sono quelle regole ingiuste dello sfruttamento delle persone che lavorano nelle filiere produttive, soprattutto quelle alimentari.
Un’altra cosa che facciamo nella bottega è il mercatino della solidarietà e dell’usato: le persone ci portano dei libri, dei peluche, dei giocattoli, che vengono puliti e aggiustati e ceduti in cambio di un’offerta. Poi tutti i pomeriggi e la sera si riuniscono in questa bottega il comitato Acqua Bene Comune, i comitati che si occupano di micro-credito di Banca Etica.
25 anni fa Mani Tese e altre 16 ONG hanno costituito il coordinamento delle ONG della Campania e nel dicembre del 2019 siamo riusciti ad ottenere la legge regionale sulla cooperazione internazionale allo sviluppo e quella legge è stata scritta proprio sul tavolo della sede di Mani Tese.

Come pensate di ripartire?
Quello che è successo non è capitato per caso, ma è una strategia che dura da molto tempo per farci andare via da lì e siccome noi siamo resilienti e non violenti se ci distruggono la sede 100 volte noi riapriremo 100 volte. Abbiamo intenzione di aprire tutte le volte che ci minacciano, e ci minacciano costantemente. Il tempo di ripulire un po’, istalleremo anche delle telecamere e delle grate e riapriremo.

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