Coronavirus, l’impegno quotidiano dei volontari del Municipio 8 di Milano

› Scritto da Ken Anzai

“Perdonami, speravo di finire per le 17:00, ma dobbiamo ritardare di una mezz’ora l’intervista perché sono andato lungo con le consegne, ho incontrato alcune famiglie difficili”. Questo è il messaggio che mi ha scritto Paolo Romano, consigliere del Municipio 8 di Milano, poco prima dell’intervista. “Generalmente consegno dalle 8:30 di mattina, rientro a casa per pranzo e di solito finisco alle 19:00”.

Dalla fine del mese di febbraio a oggi, che cosa ha fatto il Municipio 8?

Il Municipio 8 si è mosso in direzioni diverse, attivando i servizi proposti dal comune di Milano, a livello territoriale.
L’Hub del Municipio 8 è ospitato da un centro anziani, in via Appennini 147, e ogni giorno vengono preparati più di 600 pacchi alimentari. C’è stato un picco di 800 pacchi alimentari e rispetto alla situazione pre-crisi sono quasi quintuplicati.
Per quanto riguarda le mascherine abbiamo capitalizzato raccolto quelle disponibili dalla comunità del Municipio 8 e le abbiamo distribuite ai servizi del settore terziario che sono più a rischio. Alle persone che lavorano nelle scuole e si occupano di consegna dei tablet alle famiglie che non possono permettersi la didattica a distanza. La maggior parte di questi servizi sono stati svolti anche dai consiglieri del municipio per attività di volontariato.

Avete inoltre attivato due canali di finanziamento, giusto?

Esatto. “Stare al Galla”, una rete di associazioni del quartiere gallaratese, ha attivato un canale di comunicazione che si va ad aggiungere al numero di telefono 020202 (il numero di emergenza per il  comune di Milano, riguardante il COVID, la fragilità sociale ed economica), occupandosi di tutte le problematiche riguardanti il Municipio 8, dà i contatti diretti per il pacco alimentare, la consegna delle spese, dei farmaci, lo sportello psicologico e altri servizi a supporto della cittadinanza.
C’è stato quindi l’accordo con “Energie sociali Jesurum”, l’associazione che ci aiuta a garantire delle spese immediate alle situazioni in difficoltà più elevate. Infatti, entrare nel circuito del pacco alimentare del comune di Milano richiede una valutazione dagli assistenti sociali e impiega una settimana. Questa associazione riguarda le famiglie che non avevano avuto modo di manifestare il disagio precedentemente, si sono ritrovate con l’acqua alla gola e hanno bisogno di assistenza entro l’arco delle 24 ore.
Abbiamo inoltre stanziato dei fondi per il supporto psicologico con personale specializzato, attivando un centralino che si occupa di dare supporto psicologico a distanza.

Immagino che ci siano state delle storie che ti hanno toccato particolarmente.

Sì, però vorrei partire da un ragionamento generico: mi ha colpito tantissimo la dignità delle persone, molte delle persone non sono abituate a chiedere una mano, per tutta la vita si sono riusciti a mantenere con un reddito, venuti magari anche da lavori in nero o precari, ma sono riusciti a garantire sempre il sostegno alla famiglia.
Oggi, molti, per la prima volta non ci riescono più. Mi ricordo di un nonno che mi ha tenuto per mezz’ora al telefono, chiedendomi consigli, alcune delle quali erano anche superflue. Lui si stava vergognando troppo per chiedermelo. Poi ha ricapitolato e mi ha detto: “Ho un nipotino da 14 mesi, è da due giorni che non sappiamo che cosa dargli e non abbiamo pannolini” e si è messo a piangere. Lì, ho sentito la dignità di un uomo che ha lavorato tutta la vita, si è guadagnato la sua pensione, ha sostenuto la sua famiglia e oggi si trova per la prima volta ad ammettere che non ce la fa.
Abbiamo comprato il necessario subito dopo, a nostre spese. In seguito, l’abbiamo inserito nella lista tra quelli che hanno bisogno di sostegno.
Poi, l’altro giorno mentre stavamo andando a distribuire i tablet dato che una scuola non poteva, la Preside mi ha raccontato: “Ci sono famiglie che anche se proviamo ad aiutare, non ce la fanno. L’altro giorno mi ha chiamato un ragazzo delle medie e mi ha detto: ‘noi siamo in otto in casa, vorrei attivare il video ma mi vergogno perché c’è tutta la famiglia dietro che va in bagno o fa altro’”.
A un ragazzino non basta un computer per realizzare la didattica a distanza, dove si mette un ragazzino di una famiglia di 8 persone in 40 mq? Dove può studiare? Dove può prendere la concentrazione necessaria? Ci sono tante difficoltà che ci sembra che non ci siano.

Che cosa possono fare i cittadini per solidarietà, da oggi e per l’intera fase 2?

La cosa più ovvia sarebbe dire donare, ma non è la prima cosa. Naturalmente, chi ha disponibilità economica lo faccia.
Prima di tutto è necessario ricostruire un tessuto sociale. Prima di questa crisi, anche i quartieri di medio-basso reddito avevano uno spirito. Le persone, le famiglie, si aiutavano e segnalavano se vedevano qualcuno in difficoltà.
Basta pochissimo, quando si va a fare la spesa si tratta di fare la spesa anche per l’anziano che abita alla porta accanto e lasciargliela sullo zerbino. Eppure, per l’anziano questo significa non esporsi ai rischi.
Privilegiamo il contesto locale, andiamo dai piccoli commercianti e non perché le grandi distribuzioni siano “cattive”, anzi. I piccoli commercianti hanno bisogno di fondi per resistere, devono fatturare. E loro sono fondamentali per il quartiere.

Come ha intenzione di muoversi il Municipio 8 dalla fase 2 in poi?

Sicuramente noi continueremo con quello che abbiamo fatto sino a ora ma sappiamo che serve dell’altro. Noi non abbiamo ingenti fondi per realizzare grandissimi progetti. Però sappiamo di essere un catalizzatore delle varie realtà associative.
Dobbiamo essere sempre più sul territorio e raccogliere i bisogni.
Ad esempio, il tema della disabilità: noi non abbiamo potuto fare nulla in questi giorni, ma siamo rimasti con le orecchie tese. Sappiamo che le persone sono a casa e sono curate soltanto dalle loro famiglie, e i loro genitori sono in estrema difficoltà.
Ci sono persone con patologie violente, ci sono persone che restano chiuse in casa per giorni e non sanno perché.
Dobbiamo dare fondi, ci stiamo accordando con il comune di Milano e le varie associazioni che se ne stanno occupando. Però dobbiamo cominciare con la domiciliarità: un servizio che porti almeno una volta a settimana il personale in casa per le persone che ne hanno bisogno. 
Inoltre, quando tutto sarà ripristinato, vorremmo organizzare eventi di quartiere con attenzione maniacale, affinché possano aiutare l’economia delle piccole realtà.

Che idea/messaggio vorresti dare al resto dei municipi di Milano, ma in generale d’Italia?

Abbiamo un compito fondamentale. Noi siamo l’istituzione più vicina al cittadino. Questo vuol dire che abbiamo il potere per risolvere meno cose, ma noi possiamo notare e ricevere segnalazioni. Noi dobbiamo essere gli occhi dei cittadini e riportare tutti i problemi più gravi affinché si trovi una soluzione a livello comunale, regionale o nazionale a seconda del problema.

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