Lingua e libertà: le scuole Penny Wirton in Italia

› Scritto da Andrea Molinari

Le lingue sono il mezzo grazie al quale è possibile esprimere le proprie emozioni, le proprie insofferenze e i propri problemi. Grazie a esse si è liberi di manifestare le proprie idee, di chiedere giustizia e aiuto, di creare legami con altri esseri umani. Ma molte persone, per i più svariati motivi, non hanno la possibilità di essere compresi e capiti fino in fondo. Quando non si è in condizione di imparare la lingua dello Stato in cui si risiede, volenti o nolenti, non si è del tutto liberi. 

All’insorgere di qualsiasi problema, la difficoltà nel comunicare aggraverà la situazione. Le parole con cui uno straniero può descriverlo non sono sempre comprese dalle persone che lo circondano: spesso, la mano che dovrebbe aiutare è sorda.

L’Italia è terra d’immigrazione e il problema della differenza di lingue è molto risentito. Per aiutare chi non parla l’Italiano ad acquisire gli strumenti linguistici utili al vivere dignitosamente, Eraldo Affinati e Anna Luce Lenzi, coniugi insegnanti, hanno fondato l’associazione Penny Wirton, che oggi conta ben 48 scuole situate in tutta la penisola. Ogni scuola fa capo ad associazioni locali, le quali devono però sottoscrivere e attenersi alla Carta d’Intesa delle Scuole d’Italiano Penny Wirton, una serie di “articoli fondamentali” che definiscono le caratteristiche essenziali che ogni scuola deve possedere. 

Le scuole in questione sono ben diverse da quelle statali o private, poiché si basano sui bisogni dei singoli studenti, e non su quelli della classe presa come essere unico. A ogni studente viene affiancata una persona, non necessariamente un docente, che si occupa dell’insegnamento dell’Italiano. Lo stile d’insegnamento adottato presso le scuole Penny Wirton si basa su uno dei princìpi più umani: intessere rapporti personali, inseriti in un clima sereno e di cordialità o, più semplicemente, la “ludodidattica”. 

L’apprendimento avviene tramite giochi, colori, con molte attività manuali che aiutano chi non è scolarizzato. Inoltre, la didattica non è rigida, ma varia al variare dell’alunno che ne è soggetto. Non esistono voti, è infatti la fiducia che garantisce l’avanzamento nello studio. Tale fiducia viene anche valorizzata dal fatto che chi insegna in una scuola Penny Wirton è un volontario, e che quindi non viene retribuito per svolgere questo importante compito. I volontari sono spinti da varie motivazioni e gli studenti possono essere certi di star ricevendo un aiuto sincero.

A scuola ricevono il benvenuto non solo minori non accompagnati, ma anche figli di immigrati, adulti e giovani adulti. L’unico requisito necessario è la voglia o la necessità di imparare l’Italiano. Non servono né documenti, né necessariamente un’associazione che faccia da tramite tra il futuro studente e la scuola: bastano davvero una visita al sito dell’associazione e una telefonata a uno dei contatti che vi si possono trovare. 

Dal momento che ci si iscrive fornendo il proprio nominativo, anche da “liberi studenti”, tutti i progressi e tutti i passi avanti fatti durante il percorso d’insegnamento vengono rigorosamente registrati. E così come non ci sono limiti per chi vuole frequentare la scuola, non ce ne sono allo stesso modo per chi vuole dare una mano, proponendosi di insegnare: la scuola offre esperienze di alternanza scuola-lavoro a chi frequenta le superiori di secondo grado, ma le porte rimangono aperte anche a classi delle scuole medie, a universitari e a chiunque abbia voglia di fare volontariato. E proprio gli adolescenti sono i protagonisti dell’insegnamento: l’incontro tra due culture, lingue e abitudini diverse arricchisce entrambe le parti, ma è agevolato dalla comunanza d’età. 

È inoltre indispensabile citare, a tal proposito, il più recente prodotto letterario di Affinati, “Via dalla pazza classe: educare per vivere”, che affronta proprio il tema dell’educazione durante l’epoca contemporanea.

Il nome dell’associazione, inoltre, ha un’origine che è funzionale allo spirito della scuola stessa. Esso deriva dal romanzo di Silvio d’Arzo, “Penny Wirton e sua madre”, che tramite il protagonista si impegna nella ricerca della dignità umana e dell’identità del singolo individuo. Questa è la dignità che si ottiene anche tramite la presa di consapevolezza dei propri diritti e delle proprie libertà; e lo si impara in una scuola, e dunque anche alla Penny Wirton. Non si esauriscono qui le fonti d’ispirazione dei fondatori: l’idea di coinvolgere gli adolescenti nell’istruzione di loro coetanei prende spunto dalle riflessioni di Don Lorenzo Milani, mentre l’intero progetto si ispira alla Città dei Ragazzi di Roma, che nacque per accogliere ed educare i bambini abbandonati. Avendo insegnato anche in quest’ultimo ambiente, il fondatore ha pensato di dedicare uno spazio didattico esclusivamente a chi l’Italiano non lo parla. La Penny Wirton realizza, in questo modo, sia l’idea di scuola, sia l’idea di letteratura di Affinati.
Una rete di volontari in Italia esiste, è forte e ben coordinata. Grazie a progetti come le scuole Penny Wirton, l’Italia non solo si sta attivando per il bene dei propri abitanti, stranieri e non, con o senza documenti, ma sta anche dando prova al mondo intero di quanto siano fondamentali l’espressione di sé, la lingua e l’educazione. Dimostra anche e soprattutto l’esistenza di una comunità, senza limiti di qualsiasi tipologia, che si attiva per garantire che chiunque possa barcamenarsi nella vita di tutti i giorni.

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