La pace é un’utopia? Tuffo a Rondine, Cittadella della Pace

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Abituarsi al conflitto come mezzo di risoluzione delle controversie di qualsiasi genere è un dramma enorme che porta a piccoli pezzetti di guerra e rancore i quali potrebbero persistere e degenerare in peggio.

L’Associazione Rondine Cittadella della Pace è una piccola oasi dove ragionare e lavorare per la prevenzione del conflitto sono i punti salienti del suo operato.

Rondine, durante il mese di giugno organizza “Youtopic Fest”, giunto alla VII edizione: è il festival internazionale sul conflitto più grande d’Italia in cui cittadini, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori, giornalisti, accademici e artisti si confrontano alla pari con giovani provenienti da tutto il mondo sull’elemento cardine che caratterizza il terzo millennio: il conflitto. Dalla dimensione interiore e interpersonale ai conflitti interculturali e interreligiosi, fino ad arrivare alle forme più alte di degenerazione: l’odio, la violenza, la guerra.

Quest’anno sono tornato a Rondine (fino al 10 giugno) anche nelle vesti di redattore di Change the Future per poter scrivere di questo Festival che coinvolge persone di tutte le età da Arezzo e non solo.

 Quali sono i temi affrontati in questa edizione?

Il Festival è durato dal 08 al 11 Giugno, aumentando i giorni del festival tre a quattro. Segno di un impegno concreto volto a valorizzare ed ampliare le occasioni di dialogo e confronto.

Il Festival è iniziato con l’iniziativa “Rondine in cammino per la pace”, una marcia per la pace promossa da Rondine Cittadella della Pace e la Consulta Provinciale degli Studenti con partenza da Arezzo e arrivo a Rondine che già lo scorso anno ha coinvolto migliaia di studenti da tutta la Toscana che hanno scelto di fare concretamente il loro passo possibile per la pace.

Una giornata di dialogo in un luogo aperto e protetto, un piccolo borgo aperto al mondo per esprimersi liberamente e condividere angoscia, speranza, convinzioni e dubbi, proposte concrete per individuare insieme possibili azioni che fermino la guerra. Un’occasione per praticare il dialogo e l’ascolto, rafforzare la coscienza civile delle giovani generazioni, educare alla cultura della pace che rende questa giornata a pieno titolo un giorno di scuola anche grazie al supporto dell’Ufficio scolastico provinciale che chiederà a tutte scuole della Toscana di fermarsi e collegarsi con Rondine.

All’arrivo a Rondine c’è stato un momento di plenaria nell’Arena di Janine, per ascoltare la testimonianza di giovani della World House di Rondine che, non solo in questa guerra a noi vicina, ma anche in altre guerre si impegnano ogni giorno a non cedere alla tentazione della cultura del nemico e lavorano insieme per la riconciliazione, la trasformazione del conflitto e la ricostruzione delle relazioni tra comunità divise nei loro Paesi d’origine, dimostrando che è possibile percorrere vie pacifiche.

Altro momento di particolare importanza è stato alle ore 13:00: l’inaugurazione del Giardino dei Giusti.

Per Giusto, in questo caso, si intende il termine di derivazione dal testo sacro ebraico – il Talmud – il quale recita “ [è un Giusto] chi salva una vita salva il mondo intero”; questo termine è stato usato la prima volta in onore di quegli eroi che hanno donato la propria vita per tentare di salvare le vittime dalla persecuzione nazista.

Rondine ha scelto di unirsi alla rete dei Giardini dei Giusti promossa dalla Fondazione Gariwo – La Foresta dei Giusti, e di creare anche nel proprio borgo un Giardino dei Giusti – Artigiani di Pace. Questo spazio sarà un luogo solenne e commovente, un santuario dedicato alla commemorazione delle persone straordinarie che, con i loro atti di coraggio e dedizione, si sono impegnate in modo incrollabile per costruire un mondo migliore, basato sui principi fondamentali di giustizia, pace e dignità.

Il giardino dei Giusti verrà inaugurato e le dediche delle targhe saranno a:

Mahatma Gandhi, Nelson Mandela, Simone Veil, Alexander Langer, don Pino Puglisi: sacerdote antimafia che, nel Quartiere di Brancaccio a Palermo, ha pagato con la vita perché colpevole di aver sostenuto la costruzione di una Scuola Media per allontanare i giovani dall’influenza mafiosa. Il criminale che lo ha ucciso, all’udienza preliminare del processo alla domanda del perché la Cupola di Cosa Nostra ne avesse ordinato l’uccisione rispose “perché si portava i picciriddi cuiddu”.

Altro personaggio magari meno noto all’onore delle cronache e della conoscenza comune è l’Ambasciatore Luca Attanasio, vittima di un attentato in Repubblica Democratica del Congo dove prestava servizio e assieme alla moglie aiutava le popolazioni locali attraverso una organizzazione no profit. Fra i progetti ai quali stavano lavorando c’era la costruzione di diverse scuole primarie.

Durante il periodo estivo mi recherò in missione in Repubblica del Congo, a Brazzaville,  per partecipare all’inaugurazione di una scuola. Grazie a questa esperienza si potranno meglio capire le difficoltà di fare del bene in queste terre dove appetiti occidentali purtroppo mettono in crisi i sogni di sviluppo e aumento dell’Indice di Sviluppo Umano. 

Nel pomeriggio dell’8 Giugno ho avuto modo di poter partecipare al panel “Religioni e fratellanza nel Mediterraneo: generazioni in dialogo”.

Ebraismo, Cristianesimo e Islam: nei secoli, queste religioni abramitiche si sono incontrate e scontrate intorno al Mare Nostrum, dando forma a idee e culture, ma anche alimentando divisioni e guerre che hanno oscurato il forte messaggio di pace e fratellanza alla base dei valori di ogni fede.

In dialogo con i giovani di Rondine, figure guida di queste tre fedi hanno riflettuto sul ruolo che hanno le religioni nel Mediterraneo oggi e sui “passi possibili” da compiere per rispondere alle sfide a cui sono chiamate: rigenerare l’umano integrale, dando tempo e spazio alla costruzione di relazioni profonde che non escludano le reciproche diversità e fragilità

D’eccezione i relatori intervenuti: Vittorio Robiati Bendaud del Tribunale Rabbinico Centro- Nord Italia, Hamdan Al Zeqri dell’Unione Comunità Islamiche d’Italia e – particolarmente atteso – Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Zuppi era particolarmente atteso in vista del mandato ricevuto dal Santo Padre Francesco relativamente al conflitto Russo- Ucraino.

Appena tornato da Kyiv si è recato a Rondine proprio perché convinto del significato fondante del dialogo, da Kyiv si porta a casa “tanto dolore, tanta sofferenza vista dalle persone che patiscono grandi ingiustizie”.

Seguiranno momenti di raccordo con Papa Francesco, a tempo debito, viste le attuali condizioni di salute.

Il 09 Giugno ho conosciuto i ragazzi de “Il bullone” – ai quali è stato dedicato uno spazio apposito – . Chi sono?

Sono ragazzi partecipi di un progetto editoriale che ha per scopo l’inclusione sociale e lavorativa di ragazzi con gravi problemi di salute.

Questi giovani protagonisti lavorano scrivendo articoli narrando esperienze, opinioni e storie. Il giornale recentemente si è trasformato da blog online anche in versione cartacea.

Nel percorso di Rondine hanno tenuto un workshop dove hanno saputo unire le criticità di chi vive nel dolore, nella malattia con chi subisce i soprusi della guerra e cerca percorsi di pacificazione.

Il 10 Giugno è stato il turno della presentazione del libro “La strana coppia relazione e conflitto”. Sulla rotta del Metodo Rondine” alla presenza di Nunzio Galantino – attuale Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

Il libro è una descrizione profonda di quello che è il “Metodo Rondine”, un metodo fatto di pace e dialogo ma soprattutto di giustizia. Il fatto stesso che uno degli scrittori sia Nunzio Galantino è un esempio concreto di chi ha cercato nella propria vita di spendersi per il bene comune, come quando nel 1993 sostenne pubblicamente la raccolta firme affinché venissero destinati ad uso sociale i beni confiscati al crimine organizzato.

La pace e la richiesta del bene necessitano ovviamente capacità di ascolto, dialogo e mitezza. Non si può però dimenticare che la giustizia è altrettanto fondamentale affinché si possa in qualche modo lenire quella mancanza, quel vuoto complessivo che è proprio delle vittime (cfr. P. Calamandrei).

In seguito è stato il turno di Alberto Belli Paci che si è narrato agli ascoltatori del Festival. La storia di Alberto è la storia di un uomo che ha portato avanti e con grande dignità l’eredità e l’insegnamento della sua mamma: Liliana Segre; particolarmente legata a Rondine in quanto è lì che ha esposto pubblicamente – per l’ultima volta – la sua storia di deportata ad Auschwitz.

Con Alberto l’anno scorso abbiamo fatto i volontari insieme, ci siamo occupati dell’organizzazione dei parcheggi. In questo semplice servizio ho potuto capire come la sua grande umanità sia colma da profondo spirito di servizio e amore per il volontariato.

Per concludere con uno spirito sereno e anche molto divertente è stato il turno di Giuseppe Vessicchio.

Il celebre Maestro pluri presente al Festival di Sanremo ci ha allietati narrando la sua storia personale, le sue esperienze formative e aneddoti particolarmente esilaranti.

L’arte musicale è arte della pace e della comunicazione: essa sa esprimere leggerezza, riflessione e anche pensiero lungimirante.

La forma di dialogo che per definizione entra nelle case e nelle orecchie di tutti non poteva non essere meglio rappresentata come dal Maestro Vessicchio: anch’egli molto semplice nel raccontarsi e nel riconoscere l’intrinseco messaggio di pace che anche la musica può portare.

Rondine è una esperienza da vivere, oltre che da narrare con affetto.

Questo è il secondo anno che partecipo al Festival della Pace, posso pertanto affermare con certezza come il vero valore si percepisce non solo dai relatori ma da quelle persone (dipendenti, volontari) che credono in valori etici ben determinati.

Essi non cercano consenso, popolarità o affermazione personale. Il loro unico obiettivo è stare insieme, perché é solo insieme che si possono risolvere i problemi, anche quando il buio sembra vincere sulla luce.

“I piccoli litigi e i conflitti sono inevitabili, ma l’importante è abituarsi a metterci una pietra sopra, a non serbare mai rancore” – Dalai Lama.

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[Storia dell’Associazione Rondine – Cittadella della Pace]

Dal 1997, nella Cittadella della Pace, Rondine sperimenta un’esperienza educativo-formativa basata su un metodo centrato sulla trasformazione creativa dei conflitti a ogni livello. Un’esperienza che fa della convivenza pacifica, della riscoperta della persona nel proprio «nemico», della trasformazione dei sentimenti ostili in opportunità di pace, i propri aspetti peculiari.

I beneficiari che si incontrano e si formano a Rondine danno vita ad azioni socialmente orientate, per creare relazioni nuove, capaci di generare un impatto a servizio del Pianeta.

L’Associazione Rondine è dotata di una sede affascinante che coniuga storia con importanti innovazioni tecnologiche, si trova nella frazione di Rondine, a pochi chilometri da Arezzo.

Qual è la storia del Borgo della Pace?

Il borgo di Rondine sorge sulla riva destra del fiume Arno, a pochi chilometri da Arezzo, ed è immerso nella Riserva naturale di Ponte Buriano, il ponte dipinto da Leonardo da Vinci alle spalle della Monna Lisa.

Nel cuore di Rondine si erge ancora l’antica torre del Castello, la cui costruzione risale probabilmente al 1020. Il Castello di Rondine fu avamposto di Arezzo verso Firenze durante l’epoca medievale, nonché teatro di due sanguinose guerre tra fiorentini ed aretini, tristemente ricordate nelle cronache poiché “l’Arno si tinse di rosso”.

Nel 1503, il 24 gennaio, il Castello ospitò per una notte il saio di San Francesco d’Assisi, rubato dal Castello di Montauto e portato in gran trionfo prima a Figline e poi a Firenze. In quei tempi caratterizzati da profonda ispirazione umanistica, il borgo di Rondine e i suoi incantevoli dintorni furono cari anche a Leonardo da Vinci che volle immortalarli nel capolavoro, la Gioconda, e in altri suoi disegni.

Intorno al 1600 il Castello medievale di Rondine fu abbandonato. Con le sue pietre venne costruito il piccolo borgo: l’antica villa patrizia, la piccola chiesa del 1700 e le case abitate da contadini, collegate da stretti vicoli. Protetto dalle grandi querce, il borgo di Rondine uscì indenne dalle grandi guerre del XX secolo.

Pieno del suo fascino antico ma lasciato al degrado e all’abbandono, il borgo di Rondine venne preso in cura da un gruppo di giovani, tra cui Franco Vaccari (attuale Presidente del Consiglio di Amministrazione), che nel 1976 iniziò la ricostruzione dando vita a poco a poco alla Cittadella della Pace: le antiche stalle, conservate nella loro semplicità, diventarono la sala Leonardo e la sala della Gioconda, luoghi di studio e di progettazione, in onore al Genio toscano.

Il particolare fascino di cui gode questa location è ideale non solo per gli annuali lavori di formazione che trovano come protagonisti studenti provenienti da Paesi in conflitto fra loro che passano circa due anni per poi ottenere il Master in prevenzione del conflitto ma anche per questo bel festival che riscontra un notevole successo.