Corpi che contano
Questo numero nasce da una domanda semplice, ma tutt’altro che scontata: chi riesce davvero ad accedere ai diritti, oggi?
E cosa succede quando l’accesso diventa complicato, distante, frammentato — o dipende dal luogo in cui si vive, dal corpo che si abita, dalle risorse che si hanno?
Al centro c’è la cura, intesa non solo come prestazione sanitaria, ma come pratica sociale, spazio di autodeterminazione, terreno di disuguaglianze e, allo stesso tempo, di resistenza. Attraverso una cartografia di consultori, ambulatori popolari e realtà autogestite, raccontiamo come la salute sessuale e riproduttiva venga spesso garantita dal basso, proprio dove il pubblico non arriva o non basta.
Accanto a questo, il numero attraversa altri nodi cruciali del presente: le geografie diseguali dei servizi, il lavoro sessuale e la zona grigia dei diritti, la violenza di genere, il costo emotivo delle immagini di guerra, i conflitti che restano ai margini dell’attenzione mediatica, fino alle politiche che decidono quali vite contano e quali possono essere sacrificate.
Ne emerge un filo comune: i diritti esistono davvero solo se sono accessibili. E quando non lo sono, non restano vuoti, ma producono pratiche, reti, risposte collettive.
Questo numero non offre soluzioni facili. Prova però a fare una cosa precisa: tenere insieme analisi e vissuti, politica e corpi, assenze istituzionali e possibilità di cambiamento. Perché il futuro non è neutro. E cambiarlo, spesso, parte da qui.