I giovani e il protagonismo: intervista alla viceministra degli Esteri Del Re

› Scritto da Federico Brignacca

La redazione di Change the Future, inviata a Bari all’evento “Insieme per gli SDGs” (qui il racconto della tavola rotonda) ha avuto la possibilità di intervistare Emanuela Claudia Del Re, viceministra per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale. Ci siamo confrontati su come i giovani possano essere parte integrante della cooperazione internazionale, quale sia l’importanza dell’obiettivo 17 dell’Agenda 2030 per l’Italia, a che punto siamo con il vaccino per il Coronavirus e come si possa, dal punto di vista comunicativo, cercare di presentare la bellezza del nostro Paese nel mondo.

Cosa può fare il Governo per attrarre i giovani alla Cooperazione Internazionale e come i giovani possono intervenire in questo campo?

Il Governo è molto impegnato: attraverso la formazione e una diffusione di consapevolezza globale sta facendo in modo che i giovani diventino sempre più sensibili e si mettano sempre più in gioco in questo settore. È un’area molto particolare nella quale si viene introdotti spesso attraverso il volontariato: l’Italia conta sei milioni di volontari e molti di sono giovani con la forte volontà di partecipare a ciò che succede nel mondo. Noi attraverso questi schemi facciamo in modo che i giovani vengano attratti da questo tipo di professione, cosa che deve però essere frutto di una scelta personale che richiede molta convinzione e di una grande passione. Certamente vuol dire mettersi in gioco, mettersi al servizio e far sì che ci siano risultati nel tempo. È una bella sfida ma credo che i giovani, che sono straordinari e sono il nostro futuro, ne siano all’altezza: noi abbiamo la responsabilità di aiutarli in questo percorso.

Si è parlato molto degli Obiettivi 2030. Durante questo evento ci siamo concentrati in particolare sull’obiettivo 17, il partenariato. Cosa sta facendo l’Italia per raggiungere questo obiettivo?

Credo che l’Italia sia il paese del partenariato. Non solo siamo attivissimi sul piano del multilateralismo, ovvero abbiamo rapporti con tutti, ma abbiamo anche rapporti economici con tutti. Con la Cooperazione e lo Sviluppo siamo impegnati in tantissime nazioni: abbiamo 22 Paesi che sono la nostra priorità, dei quali 11 sono in Africa, ma i nostri interventi vanno ben oltre e coprono grandi aree del mondo. Risulta quindi chiaro quanto dicevo prima, ovvero che siamo il Paese del partenariato. Tutto si può migliorare, possiamo aumentare la nostra incisività soprattutto portando delle politiche che promuovano questo senso di partnership, far in modo di accogliere sempre di più questa idea. Anche nell’Unione Europea mai come in questo momento si sta parlando di partnership e l’Italia può esprimersi e interloquire con attori sensibili su questo fronte e costruire delle strategie sempre più efficaci.

Come si sta impegnando l’Italia per il vaccino Covid-19?

L’Italia si sta battendo prima di tutto perché il vaccino, una volta individuato, diventi il vaccino di tutti, e sia veramente distribuito equamente nel mondo. Questo non è un dato da sottovalutare perché è un modo per trasmettere una visione del mondo che deve essere quella che si affronterà sempre di più nel futuro. L’aspetto che si deve sottolineare maggiormente è quello di volere uno strumento che abbia un senso di equità, abbiamo infatti anche promosso l’Alleanza per il vaccino.
Per quanto riguarda le strategie ci sono istituti di ricerca molto impegnati, stiamo cercando, con i tempi della scienza e attenendoci fortemente a questa, per realizzare uno strumento incisivo. Il dato politico però è davvero importante ed è doveroso ribadirlo: il vaccino deve essere disponibile per tutti.

Noi di Change The Future siamo una redazione giovane, con i nostri articoli ci rivolgiamo ai nostri coetanei. Ci rendiamo conto che spesso sperò sui media mainstream si tralasciano le notizie belle e si punta sui temi più tragici o negativi. Da cosa partire secondo lei per raccontare l’Italia e la bellezza del nostro Paese nel mondo?

Quando si parla di giovani ci si dimentica che siamo tutti un po’ giovani, siamo stati anche noi giovani, ci siamo portati poi le nostre esperienze di gioventù nella nostra vita, le abbiamo fatte crescere e le abbiamo sviluppate. Questo è un momento in cui la vostra classe di età in particolare costruisce una sorta di “gioventù costante”, perché lo resterete nel modo di affrontare le cose. La nostra responsabilità è quella di aiutarvi in questo percorso, ma soprattutto fare in modo che ci sia una visione delle cose più lucida. I problemi non bisogna nasconderli perché sarebbe pericolosissimo, occorre però essere molto attenti e fare in modo che le persone capiscano realmente come stanno le cose. La narrativa forse non aiuta, i giovani devono essere incentivati a essere più consapevoli del loro ruolo come cittadini, in una cittadinanza che deve richiamare alla responsabilità collettiva. Il ruolo che può avere un giovane nel muovere idee è fondamentale. La narrativa non aiuta, ma bisogna identificarne i punti di forza. Credo che l’Italia abbia degli straordinari punti di forza: siamo una potenza economica, uno dei Paesi più ricchi ed affermati e con uno dei patrimoni più ingenti, non solo sul piano artistico ma anche nel sapere e nel fare. Penso in questo senso alle grandi tradizioni agricole, a quelle industriali: questo deve costituire per i giovani un punto di riferimento per costruirsi un futuro in Italia.