Turismo sostenibile: vivi e lascia vivere… gli animali selvatici!

› Scritto da Ludovica Rodino

Quanti rimangono affascinati da immagini o video sui social che mostrano una relazione affettiva tra l’uomo e un animale selvatico? Quanti hanno, almeno una volta, sognato di intraprendere un viaggio all’insegna della scoperta a contatto con la natura e gli animali esotici? Ciò che vogliamo è soddisfare il nostro bisogno di evasione e spesso riteniamo che un modo giusto per farlo sia quello di raggiungere mete lontane, esplorare, interagire e anche relazionarci con animali prima ammirati solo nei libri o attraverso lo schermo del nostro smartphone.

Ma quanti sanno che interagire con animali selvatici è sbagliato? Si definisce selvatico un animale la cui specie di appartenenza non è stata influenzata dall’uomo nel suo processo evolutivo. Diverso è un animale domestico, che invece nella maggior parte dei casi ha attraversatoprocessi co-evolutivi con l’uomo e quindi è “programmato” già dalla nascita per interagire con lui. Gli animali selvatici, poi, rispetto a quelli domestici producono una quantità maggiore di adrenalina e per questo motivo mostrano maggior aggressività e risultano essere imprevedibili e pericolosi.

Un animale selvatico che interagisce con l’uomo avrà sempre bisogno di questo, ne diventadipendente e privarlo di ciòin molti casi vorrebbe dire condannarlo alla sofferenza.  Questo ci dovrebbe far capire ancora di più, quanto l’interazione con l’uomo per gli animali selvatici sia pericolosa per il loro benessere. In natura moltissimi animali di specie diverse interagiscono tra loro, ma questa interazione è spontanea. Invece, il contatto tra uomo e animale selvatico avviene solo per l’esigenza umana di interagire e non per un bisogno dell’animale.

A volte questa esigenza può essere dettata da un sentimento affettivo, altre invece da una volontà di controllo. Entrambi i comportamenti, però, sono pericolosi per il futuro del nostro pianeta e per la convivenza con le specie che lo abitano insieme a noi.

Non è neppure da sottovalutare ce ne siamo resi conto proprio in questo periodo di emergenza che il contatto con gli animali selvatici porta con sé il rischio di zoonosi, malattie trasmissibili tra uomoanimali e animali-uomo. Il contatto di un animale selvatico con l’uomo può veicolare virus, parassiti e malattie. Per esempio, l’Herpes virus (il classico herpes labiale umano) può essere mortale per un qualsiasi altro primate. Lo racconta benissimo l’etologa Chiara Grasso, presidentessa di Etico Scienza, all’evento TEDx.

Chiara ha raccontato la sua esperienza, di come prima era inconsapevole di quanto fosse sbagliato interagire con gli animali selvatici e come poi sia diventata presidentessa di Etico Scienza. Amante degli animali, ha deciso di intraprendere un viaggio di volontariato naturalistico in Namibia proprio per stare a contatto con gli animali selvatici.

Durante questo viaggio ha potuto alimentare leoni, accarezzare ghepardi e dormire con scimmie in un cosiddetto “santuario”, in cui si promuove la loro conservazione. Alla fine del suo TEDx, Chiara ha raccontato che durante il suo soggiorno in Africa aveva un herpes labiale a causa del quale la piccola scimmia che dormiva con lei era deceduta poco tempo dopo.

Adesso Chiara è un’etologa molto seguita sui social e si prefigge di sensibilizzare il più possibile le persone su questo argomento: raccontando la sua storia, scrivendo articoli sul sito di Etico Scienza e cercando di formare turisti consapevoli. Un argomento recentemente affrontato dall’etologa su Etico Scienza (articolo di Christian Lenzi: “Thailandia elefanti e santuari etici: ecco la verità”) è quello che riguarda la condizione degli elefanti in Thailandia, dove una delle attrazioni turistiche più richieste è la visita ai santuari in cui vengono ospitati. Basta pensare che in Thailandia vivono 5mila elefanti e, di questi, 4mila sono in cattività, utilizzati per alimentare il turismo.

Negli anni la consapevolezza e la sensibilità dei visitatori è in qualche modo aumentata, spostando il business non più sulle passeggiate in groppa agli elefanti, ma promuovendo la nascita di nuovi centri, i presunti santuari “etici”: si tratta di strutture zoologiche che cercano di attirare i turisti più responsabili. “Ma la realtà che si nasconde dietro questi falsi santuari è ben diversa” scrive Lenzi nel suo articolo. Se non peggiore: infatti, nei santuari viene offerta ai turisti la possibilità di fare il bagno con gli elefanti. In questo modo però questi animali continuano ad essere costretti a una vita in cattività e a interazioni forzate con l’uomo.

Per consentire tutto questo, gli animali vengono addestrati in modo violento, anche con torture. Spesso vengono feriti, traumatizzati, e alcuni non sopravvivono al processo di addestramento. E questo succede per tutti gli elefanti in cattività, siano essi utilizzati per le passeggiate, gli spettacoli, i bagni o altre interazioni forzate con gli umani. Questi animali in cattività sono suscettibili alla tubercolosi, la principale causa di morte per malattia infettiva negli esseri umani a livello globale.

Quindi quali sono le regole per un turismo sostenibile? L’etologa Chiara e la presidentessa dell’Associazione di tutela ambiente Laura le hanno elencate in un documento dal titolo “I 10 pilastri del turismo sostenibile: come diventare turisti responsabili”.

Secondo i dati del WTTC (World Travel & Tourism CounciI), ogni anno al mondo viaggiano 1,3 milioni di persone e ciò comporta un forte impatto ambientale: ogni anno 550mila animali vengono allevati dall’industria del turismo, sfruttati e abusati con lo scopo di appagare turisti irresponsabili. “Se ogni viaggiatore diventasse più responsabile porterebbe un enorme contributo in termini di sostenibilità, conservazione e futuro del nostro pianeta.” Ha scritto Chiara Grasso sul suo profilo Instagram. Perché l’educazione è lo strumento migliore per la conservazione.

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