Stereotipi fisici: il fenomeno del body shaming

› Scritto da Soraya Avinotti

Nelle scorse settimane su Change the Future abbiamo affrontato l’argomento “stereotipi”. Abbiamo definito che cosa sia uno stereotipo, cosa comporta e ne abbiamo definito diverse tipologie. Qui approfondiremo gli stereotipi fisici e in particolare la sua più diretta conseguenza: il body-shaming.

Uno stereotipo fisico è un preconcetto riguardante il modo di presentarsi, non solo la “stazza”, ma anche il modo di vestire, di truccarsi, eccetera.La conseguenza più diretta di questo preconcetto è lo straniamento nel vedere una persona uscire fuori dagli schemi. Lo straniamento diventa esclusione del “diverso” e poi si concretizza nel body-shaming. Questo fenomeno è una forma di bullismo che consiste nella derisione (“shaming”) del corpo o dell’aspetto (“body”).

Questo non vuol dire che ad esserne vittime sono solo le persone definite “cicciottelle”, anzi. I dati rilevati l’anno scorso dalla campagna “UP-prezzami” di Save The Children hanno dimostrato come sia “essere grassi” che “magri” o sia “essere bassi” che “alti”, seppur in percentuali diverse, sono motivi di discriminazione.

Ulteriore prova è quanto dichiarato da Elodie, cantante italiana, ad un’intervista su RadioRaiDue: “È vero, un noto cantante mi ha fatto body-shaming, mi ha detto più volte ‘Mangia!’. Sono stanca di dovermi difendere da chi pensa che non io non mangi”. Allo stesso tempo però non va bene essere una buona forchetta! Un esempio sono le critiche che Valentina Ferragni, nota fashion blogger, riceve sul suo profilo Instagram riguardo al suo fisico, secondo molti “grasso”.

Valentina però riesce a non perdersi d’animo e anzi risponde per le rime e riguardo questi episodi dice: “Internet ─ dove il fenomeno si manifesta in misura maggiore ─ non è un mondo a parte dove in cui i sentimenti, le emozioni e i problemi non esistono. Giuro che in sette anni che sono su Instagram non ho mai visto una persona dal vivo dirmi sei grassa, fai schifo, sei brutta. Mai. Sapete che il 90% delle persone che mi critica e a cui scrivo in privato mi risponde: no scusa ha preso il telefono mio fratello/fidanzato/amico e ti ha scritto quelle cose, ma io non le penso. E soprattutto criticate senza manco pensare che davanti a voi ci sono persone che hanno sentimenti, che magari hanno paure, che soffrono e che si sentono sbagliate. Perché se queste parole arrivano a persone fragili e sono in un brutto momento della loro vita, è la loro fine”.

Criticare l’aspetto o il corpo di qualcuno, infatti, può generare veri e propri traumi.

Gli stereotipi fisici sono molto spesso dovuti alla moda del momento e ai modelli di bellezza che ci vengono proposti, spesso palesemente finti o irraggiungibili. Quante volte abbiamo visto le pubblicità di intimo pensando: “Magari avessi quel fisico”? Quante abbiamo pensato lo stesso guardando i post di Instagram di gente con un fisico “perfetto”?


Purtroppo, però, il fisico perfetto non esiste. Infatti questo è variato tanto nel tempo, ma varia anche da uno Stato all’altro, come mostrato in un articolo di Vanity Fair. Non tutti possiamo avere le misure al punto giusto. Se questo modello varia, perché continuare a inseguire un ideale che non fa altro che mettere le persone una contro l’altra? Senza contare che fa sentire molte persone in diritto di poter mettere bocca sullo stile di vita degli altri.
Il body-shaming però non va a guardare solo il peso ─ seppur questo sia il “problema” più sentito ─ ma anche il modo di presentarsi. Chi non ha sentito parlare della critica ricevuta dalla giornalista Giovanna Botteri? La giornalista, inviata della Rai a Pechino, è stata pesantemente criticata per essersi presentata in diretta con un look disordinato, perfettamente normale considerando le corse che è costretta a fare nel suo lavoro da inviata. Perché allora è stata criticata? “Perché una giornalista non può presentarsi così”. Questo è il motivo più comunemente usato.

Una giornalista non può presentarsi con i capelli bianchi, senza trucco, come una donna normale. C’è molto su cui riflettere, come ammette anche la stessa Botteri. Personalmente penso che ognuno con il proprio corpo possa fare ciò che vuole finché le permette di sentirsi bene. “

A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere” dice Giovanna Botteri. Spero un giorno questa speranza diventi il nuovo modello da seguire. Molti passi vengono fatti ogni giorno, grazie alle varie campagne lanciate dalle aziende di moda e non solo, agli attivisti che si battono ogni giorno per porre fine al fenomeno, ma ne serviranno tanti altri per raggiungere l’obiettivo. Non fermiamoci ora.