Il passaparola di Kim: il volo, la cura e la ripartenza

› Scritto da Carmen Torretta

Durante un giorno qualunque della mia quarantena sono inciampata in una storia di resistenza e virtualmente ho mosso i primi passi dentro Casa di Kim, una onlus romana che accoglie bambini malati da ogni parte del mondo. La maggior parte dei piccoli trasfertisti proviene da paesi in conflitto, zone di crisi e a volte anche da campi profughi. Vista l’assenza in questi luoghi di adeguate strutture ospedaliere, molte famiglie si rivolgono a Paesi con maggiori risorse sanitarie per chiedere che il proprio bambino possa essere operato da loro. Molte richieste arrivano anche in Italia e Paolo Cespa, il fondatore di Kim onlus, ci ha raccontato i complessi ingranaggi economici e legali che si innescano per ogni bambino.

Ricevendo molte richieste quali sono i criteri con cui studiate un caso clinico e lo scegliete rispetto a un altro? E quante famiglie potete ospitare?

La nostra pediatra fa la prima lettura alla documentazione sanitaria che riceviamo, la cui valutazione finale spetterà alla struttura ospedaliera di riferimento. Collaboriamo molto con l’ospedale pediatrico Bambino Gesù e il Gemelli, sono proprio i loro medici a informarci sui costi dell’intervento chirurgico e sui tempi di recupero post operazione. Questo ci permette di organizzare l’ospitalità, perché non possiamo accogliere più di 30 persone alla volta. Ogni stanza ha il proprio bagno, mentre la cucina e il salotto sono spazi in comune. Mettere in viaggio una famiglia è molto costoso, perciò il bambino viene accompagnato dalla madre o da chi detiene la tutela legale del minore.

Con la madre o con la persona che accompagna il minore come vi comportate?

La terapia funziona se anche la madre funziona. Voglio dire che durante tutta la permanenza stiamo attenti alla globalità della persona. Accoglienza e tutela sono le basi del nostro spirito collettivo. Non a caso abbiamo organizzato laboratori di cucito, ceramica e avviato una scuola di italiano. Può capitare che i tempi di guarigione del minore siano molto lunghi, allora in quel caso iscriviamo la madre nel sistema sanitario nazionale e la invitiamo a partecipare a stage formativi o di lavoro. È molto importante che lei si senta parte di un tessuto sociale e culturale, benché diverso dal suo. Nessuno è lasciato solo.

Come gestite i costi dell’intervento chirurgico, spesso molto alti? E più in generale come andate avanti tra costi di trasferta e accoglienza?

Da noi arrivano bambini malati di tumori o leucemie, affetti da cardiopatologie o da gravi malformazioni. Gli ospedali lo sanno e ogni tanto coprono loro i costi d’intervento. In caso contrario siamo noi di Kim a garantire il 30% delle spese previste, percentuale pattuita dall’ambasciata. Negli anni abbiamo creato una solida rete di cooperazione tra associazione e cittadini e tra onlus e onlus, tale da portare a termine ogni nostra progettualità. Nel momento in cui vieni da me il tuo problema diventa mio e quindi faccio di tutto per accoglierti.Per esempio siamo grati a Flyingangels per prestarci le ali quando ne abbiamo bisogno.

Per l’occasione ho chiamato direttamente Riccardo di Flyingangels, a cui ho chiesto come si organizza un volo umanitario e cosa significasse “mettere le ali a una onlus”.

Flyingangels è una no-profit nata a Genova da un imprenditore genovese nel 2012. Siamo quattro operatori e un comitato scientifico di sei medici. Lavoriamo con un centinaio di organizzazioni estere e italiane, a cui organizziamo la trasferta del bambino con il genitore o in sostituzione di questo, il medico. Quando il caso clinico del minore non è troppo compromesso prenotiamo gli aerei di linea, in caso contrario gli aerei ambulanza. Questi aerei sono come dei piccoli jet privati, fabbricati ad hoc per trasportare un’équipe medica. Per fortuna li usiamo poco, massimo tre o quattro volte l’anno, anche perché i costi sono molto alti. Pensa che quando un aereo ambulanza decolla dal Nord Africa o dall’Europa Orientale per atterrare a Milano Linate paghiamo tra i 18 e 19 mila euro. A seconda delle circostanze operiamo anche un cambio di rotta: se un Paese vive un’emergenza sanitaria “diffusa” preferiamo finanziare un nostro team medico e mandarlo in trasferta per due settimane, un tempo minimo per operare quanti più bambini possibile. Durante l’anno alterniamo queste due attività: dal 2012 a oggi abbiamo assistito 1950 bambini, 950 operati nel loro Paese, mentre gli altri 1000 li abbiamo fatti volare qui. Siamo una onlus che aiuta le onlus, garantiamo la cura attraverso il volo. Capito in che senso mettiamo le ali?»

Elena si occupa della parte legale della Kim onlus, organizza tutta la documentazione necessaria per far viaggiare legalmente il minore e la madre. Entriamo in dinamiche complesse, dal permesso di soggiorno al rinnovo degli stessi, ai visti per l’ambasciata, alle copie dei passaporti…

Noi riceviamo una documentazione sanitaria firmata dal medico del Paese d’origine del minore e in allegato la dichiarazione di non curabilità in patria. Quando il caso clinico è ritenuto idoneo, apriamo le procedure per la partenza. Iniziamo con la dichiarazione di ospitalità sottoscritta dal presidente di Kim onlus, la copia dei passaporti e quella della contabile (gratuità dell’ospedale o il 30% nostro). Il viaggio è affidato a Flyingangels o ad agenzie di viaggio del terzo settore che hanno tariffe missionarie. Con il visto invece si aprono delle incognite: c’è chi collabora sin da subito come la Costa d’Avorio con cui abbiamo un progetto di cooperazione, e chi invece no. In tal caso apriamo un’istruttoria. Ci sono quattro tipologie di visto (A, B, C, D). Il primo permesso di soggiorno segue il visto C, usato per cure mediche a breve durata (90 giorni). Poi entro dieci giorni portiamo il visto in questura per la registrazione.

Cosa succede quando il visto scade e il minore necessita ancora di cure?

In questo caso ci viene in aiuto l’articolo 31 della Legge Turco-Napolitano, il cui decreto recita che “se è necessario garantire lo sviluppo psico-fisico del bambino, il genitore può presentare istanza al giudice presso il Tribunale dei minori”. Con il numero di protocollo rilasciato dal Tribunale possiamo così ottenere dalla questura un nuovo permesso di soggiorno valido fino alla fine delle cure del minore.    

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