La riscoperta del volontariato online (in tempi di lockdown)

› Scritto da Riccardo Testa

Marzo 2020 ha segnato l’inizio del lockdown per tutti i Paesi occidentali a seguito della diffusione del COVID-19. Il mondo del lavoro sta sperimentando un cambiamento radicale: la transizione dalla classica e tradizionale logistica d’ufficio ha lasciato spazio al telelavoro. La maggior parte degli Stati europei, in particolare, non sembra essere in grado di fare previsioni accurate sul ritorno alla “normalità” lavorativa e le raccomandazioni all’ordine del giorno incoraggiano il mantenimento di queste forme di lavoro alternative a tempo indefinito. Nel settore dell’imprenditoria le grandi aziende non sembrano aver accusato più di tanto il colpo in termini di operatività: sono molteplici le iniziative che estendono i propri servizi e mettono a disposizione di imprese e strutture sanitarie le competenze professionali necessarie per alleggerire il peso delle ingenti conseguenze economiche del Coronavirus.

La realtà maggiormente colpita dalla situazione attuale è quella del Terzo Settore. Gli enti non profit e non governativi che ne fanno parte operano principalmente tramite la cooperazione internazionale. Di conseguenza, per raggiungere gli obiettivi economici, sociali, politici e culturali prefissati si avvalgono della collaborazione di altri enti e, in via principale, di singoli individui. Questi, nella maggior parte dei casi, sono volontari che mettono a disposizione sé stessi e le proprie competenze per raggiungere un fine comune assieme all’organizzazione di riferimento.

Dato il divieto imposto agli spostamenti si è giunti anche all’interruzione degli scambi internazionali che permettevano ai volontari di contribuire allo sviluppo del Terzo Settore. Le prime misure utili per affrontare la situazione non sono tardate ad arrivare e le Nazioni Unite si sono schierate in prima linea. Il 1° gennaio 2020 l’organizzazione intergovernativa ha reso disponibile il portale “UNV Online Volunteering”, il quale si va ad aggiungere al già esistente corpo di volontari delle Nazioni Unite.

Tramite questa piattaforma online i volontari e gli enti non profit hanno la possibilità di “incontrarsi” e la ricerca dei candidati migliori per le posizioni richieste si fa più semplice e rapida. Tramite la compilazione di un modulo e l’invio di una lettera motivazionale di poche righe ci si può interfacciare digitalmente con realtà intercontinentali in una manciata di minuti. Nonostante questo tipo di intervento non possa sostituire i più tradizionali scambi internazionali, il volontariato online si è dimostrato uno strumento complementare utile per far crescere la grande rete mondiale del Terzo Settore.

Migliaia di giovani hanno deciso di affacciarsi a questo nuovo mondo per impiegare il proprio tempo libero in quarantena per una buona causa comodamente da casa propria. Il dato più interessante è rappresentato dal tipo di opportunità di volontariato pubblicizzate dagli enti: se da un lato l’immaginario comune ci ricorda il volontariato come il settore nel quale gli individui si mobilitano per fini caritatevoli o di beneficenza, questo portale delle Nazioni Unite presenta un’altra faccia del Terzo Settore, quella dello scambio di competenze. Le posizioni aperte, infatti, sono destinate a professionisti di determinati settori quali il fundraising, il social media managing, l’educazione, la formazione, la mediazione linguistica, il drafting legislativo, etc.

Di conseguenza, la domanda non è aperta a chiunque abbia del tempo da dedicare a questo tipo di attività, ma a quei professionisti che svolgono le mansioni richieste nella loro vita lavorativa di tutti i giorni. Per molti giovani da poco nel mondo del lavoro come me questo dato sembrava interessante perché rappresentava la prima opportunità nella storia per mettere facilmente e immediatamente il proprio piccolo bagaglio di esperienza al servizio di enti che ne hanno bisogno. Dopo una serie di ricerche per comprendere meglio questo nuovo fenomeno del Terzo Settore online ho trovato altre opportunità dello stesso genere anche in Italia. Più nello specifico, mi sono imbattuto in un “progetto sociale al servizio del volontariato internazionale etico e responsabile”: Ayni Cooperazione. Questo portale pubblicizza opportunità per prendere parte ad esperienze di volontariato di presenza e online. La caratteristica più rilevante riscontrata è quella che vede al primo posto educazione, orientamento e formazione dei volontari prima che essi mettano a disposizione le proprie competenze a chi ne fa richiesta. Di qui l’idea che per diventare agenti del cambiamento nel Terzo Settore è necessario in primis saper canalizzare coerentemente e correttamente le proprie competenze.

Per approfondire le tematiche fin qui riportate ho intervistato la Co-fondatrice di Ayni, Chiara Minigutti (in foto).

Ayni Cooperazione nasce nel 2018 dal sogno di due persone che vengono da diverse esperienze nel mondo del volontariato internazionale vissute all’estero. Di ritorno in Italia abbiamo notato come questa realtà in Italia fosse molto limitata. Lo scenario attuale si caratterizza per lo più per la presenza di Campi di Volontariato o esperienze all’estero che puntano più sulla condivisione e la conoscenza reciproca, ma quasi mai sulla condivisione di competenze (con l’eccezione del settore medico e forse un paio d’altri). Questo è invece il nostro obiettivo: creare sinergie tra le necessità delle associazioni e le competenze dei volontari”.

Il Bel Paese è ancorato alla tradizione di beneficienza e carità nel Terzo Settore?

Ayni nasce dal forte desiderio di cambiare queste dinamiche, o meglio, di fornire un’alternativa. Dei modelli esistenti ci sarà sempre bisogno. La transizione verso lo scambio di competenze è difficile: alcune persone si stupiscono che per il ruolo di cooperante si possa guadagnare uno stipendio. La realtà internazionale ci racconta, invece, come il Terzo Settore si evolve con pianificazione, partecipazione e analisi dei risultati/dati. La beneficenza, nonostante sia necessaria, non costruisce sviluppo, bensì incentiva l’assistenzialismo.

Volontariato online: che tipo di risorsa rappresenta? Sarà utilizzato anche in seguito al periodo di quarantena causa COVID-19?

Quando abbiamo lanciato il servizio di volontariato online non credevamo di poter raggiungere questo risultato. I fatti però ci illustrano come, in realtà, erano presenti già da tempo altri enti che facevano richiesta di volontari da remoto, ma l’attenzione pubblica era ancora bassa al tempo. Con il confinamento obbligatorio oltre al maggiore tempo a disposizione, le persone hanno vissuto una reazione emotiva rilevante che ha permesso l’identificazione con la tragica situazione che altre persone vivono in luoghi più colpiti in altre parti del mondo.
Dato che il volontariato internazionale non è né semplice né poco costoso, perché non valutare il volontariato online come risorsa quando non possiamo viaggiare? Questo tipo di rapporto di collaborazione ha le potenzialità tali da poter continuare per anni. Garantisce una continuità che il volontariato in presenza non concede.

Da questo racconto emerge che il volontariato online non è estremamente recente come si potrebbe pensare. Solamente tramite la mobilitazione di grandi attori internazionali, però, questo settore ha vissuto un’impennata positiva mai registrata finora. La (ri)scoperta di questo genere di opportunità sta permettendo di colmare quelle lacune create dal confinamento obbligatorio che unisce senza limiti territoriali. La necessità di ricoprire posizioni professionali settorializzate apre anche alla possibilità di sopravvivenza del volontariato online post Coronavirus. La certezza che ne ha accompagnato lo sviluppo e la risonanza mediatica è la campagna di sensibilizzazione iniziata dalle grandi organizzazioni internazionali. Il destino di una risorsa utile e a costi ridotti quale è il volontariato online è da considerarsi ancorato al proseguimento (e, preferibilmente, all’ampliamento) di tali iniziative che mirano a incentivare lo scambio di competenze professionali.

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