Contro gli stereotipi sessuali: l’importanza del Pride Month

› Scritto da Soraya Avinotti

Giugno, “Pride Month”, mese dell’affermazione personale e della celebrazione dei moti di Stonewall, è giunto al termine. Quale momento migliore quindi per trattare gli stereotipi sessuali?
Questi stereotipi sono la causa principale dell’omofobia e della sessuofobia, vanno infatti a giudicare una persona per come vive la sua sessualità e con chi la vive.

Oggi il sesso è ancora un argomento tabù, seppur si continui a richiederne una maggiore educazione nelle scuole e al di fuori. Della sessualità, se possibile, si parla ancora meno. Se infatti all’interno dell’istruzione sta trovando posto l’educazione sessuale, rimane comunque il problema di spiegare la sessualità e sensibilizzare i ragazzi su questo argomento. 

Moltissimi attivisti sui social si impegnano per cercare di porre rimedio a questa mancanza d’istruzione, come la youtuber Muriel, icona pansessuale e body-positive. Sono per lo più gli attivisti che si battono per cercare di portare un’istruzione importante per i ragazzi, soprattutto in un periodo di crescita e di ricerca di una propria identità com’è quello adolescenziale, ma non solo. 

La Comunità LGBT+ lotta in prima linea contro questi stereotipi per essere riconosciuta, per esprimere la propria validità e per i avere gli stessi diritti in quanto PERSONE. Il Pride stesso nasce da questa lotta. Infatti, il primo Pride fu una lotta. Nasce da una serie di violente rivolte svoltesi durante la fine di giugno del 1969, note come “I moti di Stonewall” (Stonewall riots) e prendono il nome da un noto locale queer di New York, lo Stonewall Inn. Come queste rivolte ebbero inizio non si sa di preciso, si sa che il “Pride Month” nasce da quelle rivolte e proprio per questo viene celebrato a giugno. Quest’anno però non si è svolto come di consuetudine a causa del COVID-19, a rendere il tutto più triste è la morta dell’attivista egiziana Sarah Hijazi. 

Sarah è stata arrestata nel 2017 per aver sventolato una bandiera arcobaleno durante il concerto di una band libanese, il cui cantante è apertamente gay. Incarcerata dalle autorità egiziane fu “sistemata” nel braccio maschile, ignorando di fatto la sua identità di genere ─ l’attivista aveva infatti intrapreso un percorso di transizione da maschio a femmina ─ e intrappolandola ancora di più nel braccio dell’odio. In carcere ha subito torture, violenze, botte e stupri. 

Tutto per aver sventolato una semplice bandiera, come espressione del proprio supporto ai diritti e alla libertà. Dalle autorità è stato però interpretato come “promozione della devianza sessuale”, una minaccia alla sicurezza nazionale. In seguito è stata rilasciata su cauzione, ottenendo l’asilo politico e trasferendosi in Canada. Non è riuscita però a superare lo stress post-traumatico, scegliendo di togliersi la vita il 14 giugno 2020, lasciando alcune parole: “Ai miei fratelli e sorelle, ho provato a sopravvivere e ho fallito, perdonatemi. Ai miei amici, l’esperienza è dura e sono troppo debole per resistere, perdonatemi. Al mondo, sei stato davvero crudele! Ma io perdono”.

È per dare giustizia a persone come Sarah che il Pride Month esiste e viene celebrato sia dalla comunità queer che dai sostenitori. Un mese dedicato all’amore, nella speranza che questo possa sostituire l’odio che, viscido come catrame serpeggia tra la gente, impossessandosi di esse come fosse un demone. Per questo, seppur non allo stesso modo, il Pride quest’anno è stato comunque vissuto, senza parate, ma con diverse iniziative. 

Ebay per esempio ha lanciato il progetto #Sullaboccaditutti, che vede partecipanti Muriel ed Emanuele Ferrari, in arte Emilife o la Durex con il progetto #DurexWallOfLove, a cui hanno preso parte, insieme a Muriel, altri personaggi noti come Simone Paciello, in arte Awed. Postando foto con le mascherine con i colori delle varie identità sessuali si può partecipare con Ebay, ma in generale, basta una foto che richiami il Pride per partecipare.

I social si sono fatti portavoce dell’amore e hanno dato vita ad una parata virtuale, ma emozionante come quella reale.

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