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Ora gli “Stati Generazionali”. Diamo voce a ragazze e ragazzi

› Scritto da Jacopo Gasparetti

Esattamente due mesi fa, il 24 aprile scorso, la redazione di Change the Future – sostenuta da Save the Children e dal suo movimento giovanile Sottosopra – scrisse una lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per chiedere un maggiore coinvolgimento dei giovani nel rilancio del Paese. 

Speravamo che la Presidenza del Consiglio rispondesse all’appello: purtroppo, non siamo riusciti a concretizzare la proposta.

Abbiamo così deciso di metterci nuovamente in gioco, affidando il nostro pensiero e le nostre convinzioni a questa piattaforma, l’unico mezzo libero che abbiamo a disposizione per dare voce e corpo alle nostre proposte, richieste ed esigenze. 

Domenica 21 giugno si sono conclusi gli Stati Generali. Una lunga settimana di confronti, dibattiti, riunioni, in cui il governo ha incontrato imprese, Istituzioni europee, cittadini, parti sociali, categorie produttive, artisti. Gli unici grandi assenti? I giovani. 

“Ho seguito gli Stati Generali, le proposte del governo, quelle delle parti sociali, le critiche e le proposte alternative dell’opposizione. È ufficiale, cari giovani in cerca del primo lavoro: a voi non pensa nessuno”, ha scritto Enrico Mentana sulla sua pagina Facebook. 

Il nostro Paese registra la terza quota più elevata di giovani che non lavora, non studia e non frequenta un corso di formazione (i noti Neet) tra i Paesi dell’Ocse: il 26% dei giovani di età compresa tra 18 e 24 anni è Neet, rispetto alla media Ocse del 14%. In Italia si è registrato un significativo incremento dell’emigrazione nell’ultimo decennio: oltre 100.000 persone ogni anno. I dati Istat mostrano che si tratta principalmente di giovani con un livello di istruzione medio-alto (il 75% sono diplomati e laureati), che emigrano in altri Paesi dell’Europa occidentale: Gran Bretagna, Germania, Francia e Svizzera, i quali rappresentano i principali Paesi di sbocco. 

Come pensiamo di arginare questo fenomeno? Come si può pensare che non ascoltandoci si possano migliorare le condizioni di una generazione precaria, povera, senza futuro e stanca di vivere le contraddizioni di un presente che non abbiamo scelto noi? 

Scrivevamo nella lettera sopracitata: “E proprio come tutte le grandi immagini, i grandi sogni e le grandi ambizioni, il nodo di Gordio torna a farsi sentire. Sempre presente e attuale. Si ripresenta ogni volta e ogni volta deve essere nuovamente tagliato. E noi, uniti, siamo la spada di Alessandro, il balenìo di una luce nuova”. 

Per questo vogliamo metterci in discussione e rappresentare tutta la nostra generazione. Vogliamo proporre soluzioni, dando il nostro punto di vista. 

Siamo stanchi di chiedere, di non essere considerati all’altezza di un confronto, non vogliamo costantemente urlare per farci sentire. Non siamo l’ultima ruota del carro. 

Non è pensabile rilanciare questo Paese senza coinvolgerci. Non si può parlare di futuro senza dare parola a chi questo futuro dovrà viverlo.  

Non servono operazioni che trattino i giovani in modo paternalistico, ma reali e autentiche occasioni per dimostrarvi che siamo i veri protagonisti di questo presente. 

Come riporta Yganzia Cigna nel suo articolo “Una scelta coraggiosa: il Ministro Speranza incontra i bambini e i giovani al Punto Luce di Save The Children“, il Ministro della Salute – in visita al Punto Luce di Save The Children a Torre Maura, Roma – ha dichiarato che “i giovani in questi mesi hanno pagato un prezzo enorme. Devono e possono essere il motore per ricostruire il nostro paese. Su di loro dobbiamo compiere il più grande investimento.”
Ma le conclusioni di Ygnazia, che condivido in pieno, sono ancora più incisive: “Il dialogo tra istituzioni e giovani è quasi assente. Un’assenza che pesa sulla ripartenza del paese e sulle potenzialità di sviluppo dello stesso”.

Scrivevamo: “Se quella di prima era la normalità, allora era una normalità che ci ha fatto male, che ci ha ferito, a cui non vogliamo assolutamente tornare. Siamo quelli che nella “normalità” sono precari, disoccupati, lavoratori in nero, sfruttati. Siamo gli stagisti, i rider, i tirocinanti nelle redazioni dei giornali che aspirano a diventare almeno pubblicisti, i camerieri pagati 3 euro l’ora, gli affittuari obbligati a spendere centinaia di euro per una camera. Siamo gli studenti dei licei a cui crollano i tetti in testa, gli stessi delle classi pollaio a cui mancano i tablet per seguire la didattica online, i giovani che per permettersi l’Università lavorano 10 ore al giorno in nero senza alcun tipo di garanzia o tutela. Siamo le ragazze e i ragazzi che scappano da questo Paese, che cercano una prospettiva altrove, perché la disoccupazione fa paura. Siamo gli stessi che abbandonano gli studi, che non finiscono il liceo, che non si iscrivono all’Università perché mancano soldi e motivazione. 

L’Italia, e il suo Governo, dovrebbero far arrivare ai giovani – essere giovani non significa avere vent’anni, la gioventù è un modo di vivere le cose, una maniera alternativa di vederle, è l’opposto del lasciarsi andare, dell’arrendersi – un’effettiva chiamata a farsi parte attiva della costruzione di un nuovo modello sociale e di sviluppo. Soltanto uniti saremo in grado di incidere sul presente e cambiare il sistema di cose presenti. Ed è per questo che proponiamo la nascita, o ancora meglio la convocazione, de “Gli Stati Generazionali: ragazze e ragazzi che non si arrendono”, in cui giovani donne e giovani uomini possano confrontarsi, discutere, elaborare una bozza di programma, incidere sull’agenda politica. 

E’ giunto il momento del nostro turno. Perché non lasciare le chiavi di Villa Pamphili a noi, dandoci la possibilità di convocare rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e del mondo reale, della società, della cultura per discutere collettivamente del modo in cui l’Italia può cambiare radicalmente. Una settimana di lavoro – proprio come se questi Stati generali anticipassero una “rivoluzione” – organizzata dai giovani per i giovani, attraversata da idee e progetti, vissuta da chi ogni giorno si impegna e si batte per trasmettere il sentimento e cambiare l’esistente. 

Vi immaginate centinaia di ragazze e ragazzi che discutono di cambiamenti climatici, di un mondo post-virus più rispettoso dei limiti ambientali e meno succube dei diktat dell’economia, ormai incompatibili con la sopravvivenza della natura e dell’umanità. Giovani e giovanissimi che riflettono sull’importanza di rimettere al centro non più l’essere umano che consuma, ma che produce e crea valore, dove il rapporto con l’ambiente è prioritario e diventa un volano di sviluppo.  Vi immaginate un programma politico in cui si sottolinea che il principale svantaggio della fase economica che viviamo è l’effetto del vincitore che prende tutto, accrescendo le disuguaglianze. Ci pensate se scrivessimo un manifesto politico in cui proviamo a mettere in discussione il sistema capitalistico che conosce «il prezzo di tutto e il valore di niente», per citare Oscar Wilde, e provassimo a combattere le disuguaglianze di reddito e di ricchezza che caratterizzano la “normalità”? 

E se parlassimo di come creare posti di lavoro, del fondo emergenza sociale giovani (tema uscito proprio dagli Stati Generali del Presidente Conte grazie ad un gruppo di giovani), come assumere i giovani, valorizzarli, aiutarli nella crescita e nello sviluppo del loro potenziale, non sarebbe un contributo eccellente? Ogni anno lo Stato italiano eroga a imprese e famiglie 16 miliardi di sussidi a favore dell’ambiente e 19 miliardi di sussidi che danneggiano l’ambiente. E se proponessimo, in questi “Stati generazionali”, di anticipare l’eliminazione dei sussidi dannosi prima della scadenza prefissata del 2025, così da indirizzare i finanziamenti nella giusta direzione, magari su Scuola, Università e Ricerca? 

E se fosse l’occasione per provare a dare le giuste risposte, visto che siamo noi a vivere le contraddizioni, alle migliaia di rider, ai tirocinanti, agli stagisti, ai fuori sede, agli studenti dei licei in difficoltà, agli studenti universitari senza borsa di studio, ai giovani lavoratori autonomi, ai precari, alle migliaia di ragazze e di ragazzi che tutti i giorni si spaccano la schiena lavorando in nero? 

Lanciamo questa sfida. Lanciamo questi “Stati Generazionali”. Dateci la possibilità di dimostrare quanto valiamo. Se davvero l’unico modo per cambiare questo Paese è partecipare e proporre, perché non ci coinvolgete lasciandoci lo spazio per farlo? Siamo una generazione che non si arrende, ma siamo stanchi di essere il trofeo della Politica che in passato si è riempita la bocca di noi ma quando ha avuto l’occasione di dimostrare un’apertura, ci ha sempre voltato le spalle. Noi siamo il Presente e il Futuro. E siamo pronti a metterci in gioco.