Italia-Germania. La pandemia, l’Europa e i pregiudizi

› Scritto da Federico Monni

Giovanni Di Lorenzo è un giornalista italiano naturalizzato tedesco ed è direttore del giornale tedesco Die Zeit dal 2004, settimanale in cui si dà molto spazio all’analisi politica. Lo scorso 11 giugno sui canali social di MicroMega è andato in scena un confronto tra il giornalista italo-tedesco e il direttore della rivisita italiana, Paolo Flores d’Arcais.

Come ha più volte detto lo stesso Di Lorenzo durante l’intervistala forza di questo settimanale è il desiderio di essere super partes per descrivere analiticamente, astenendosi dal prendere particolari posizioni sugli avvenimenti, così da permettere al lettore di crearsi una propria opinione.

Nel corso del colloquio il direttore di MicroMega, Paolo Flores d’Arcais, e Giovanni Di Lorenzo hanno toccato alcuni elementi degni di nota, come per esempio i pregiudizi sottostanti ai rapporti tra Germania e Italia e quelli che separano Nord e Sud Europa, anche alla luce delle spaccature evidenziate dalla pandemia Covid-19.

Una delle linee tracciate da Paolo Flores d’Arcais è come questa pandemia sia stata effettivamente un paradosso. Una pandemia è per sua natura un fenomeno globale, e la risposta dell’Europa è stata tardiva e disunita.

Un punto sul quale concorda il direttore di Die Zeit, pur essendo più ottimista di Flores. Di Lorenzo evidenzia come il “recovery fund” sia un’iniziativa mai attuata prima nella storia, con potenzialità enormi, ed essendo di tale portata è possibile abbia delle incongruenze al suo interno. Incongruenze come quelle sorte agli inizi tra Angela Merkel, Ursula von der Leyen, Christine Lagarde e gli altri principali leader dell’Ue.

L’azione è stata tardiva e non coesa, ma oggi, sempre secondo il direttore del giornale tedesco, le varie posizioni si stanno compattando, con la Germania considerata il motore degli aiuti e della solidarietà che oggi aleggia in Europa.

Un punto dove Flores ha battuto con più forza riguarda la pesante assenza di piani per contrastare le epidemie, portando l’esempio della Francia che, come ha spiegato un’inchiesta di Le Monde, ha smantellato il programma per risparmiare i cento milioni di costo annui. Questo tipo di politiche hanno contribuito significativamente, continua il direttore di MicroMega, all’espansione prorompente del virus.

Flores ha poi sottolineato come, a differenza di Italia e Francia, la Germania ha continuato a investire nel tessuto sociale, e a non vedere il welfare una spesa, per questo il sistema sanitario ha retto ed è stato efficace.

Il Covid-19 non ha solamente messo alla prova la coesione internazionale dell’Ue da un punto di vista monetario, ma anche e soprattutto da un punto di vista sociale. L’Europa è segnata da un profondo alone di pregiudizio che permea il tessuto da Nord a Sud. Nell’Europa del Nord, secondo Di Lorenzo, si tende ad avere questa idea per cui il Nord lavora e il Sud, tra cui rientra anche l’Italia, è visto come fannullone, a cui si devono pagare le vacanze.

Al contrario nel Sud Europa si ha l’impressione che il Nord sia chiuso nel suo solipsismo, e i cittadini nel loro essere freddi e avidi. Questi sono pregiudizi infondati, prosegue il giornalista l’italo-tedesco: infatti nella sua comunità i tedeschi sono molto vicini agli italiani, come dimostra una recente iniziativa del suo settimanale che ha dato vita ad aiuti per l’Italia pari al valore di 350 mila euro, donati dai cittadini privati.

Sempre Di Lorenzo, entrando nell’ottica dei pregiudizi, sottolinea come sia difficile risalire alla radice di questi, ma che assolutamente la lotta ad essi e alla discriminazione dovrebbe essere uno dei primi punti della nuova agenda dell’Ue. Un’Ue che dovrebbe tornare all’ideale fiero di Spinelli, all’ideale di Nietzsche che sosteneva come per conoscere il proprio popolo si doveva necessariamente passare dal conoscerne un altro.

Nietzsche sosteneva che essere un buon europeo significa annientare le nazioni, il che vuole essere un’estremizzazione, ma credo che renda l’idea. C’è però forse una necessità che la pandemia ha messo in luce: l’uscire dal barricamento nelle varie torri d’avorio che si stanno creando in Europa.

È necessario mettere in primo piano il più alto interesse comune: la solidarietà. Solidarietà che dovrebbe aleggiare non solo nel generale, ma anche e soprattutto nel particolare, nell’individuale. Nel dialogo è stato anche toccato il tema dell’evasione fiscale partendo dalla necessità di un piano Ue che combatta questa piaga, ma soprattutto è «necessario» uno sforzo comune a partire da noi stessi. Ogni singolo cittadino dovrebbe infatti far suo quell’ideale spinelliano, nietzschiano, di essere un buon europeo, altrimenti il rischio sarà di restare solo troppo vincolati ai nostri errori umani, intrappolati in un circolo vizioso.

Deve esserci quindi, da un lato, una risposta coesa e forte dell’Ue, dall’altro una spinta da parte dei cittadini, per rendere tutti insieme l’Unione Europea e prima ancora l’Italia, un posto mirabile.

Quest’ultimo termine “miros” nella tragedia di Antigone in riferimento all’uomo sottolinea due accezioni differenti, mirabile e inquietante, evidenziando ulteriormente quale sia la scelta che ognuno di noi è chiamato a fare nel prossimo futuro.

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