CovX, “l’altra” app che potrebbe affiancare Immuni: parlano gli ideatori

› Scritto da Ken Anzai

Dopo mesi di dubbi e polemiche l’applicazione Immuni è ora disponibile negli store digitali. Nel corso di questi due mesi, però, c’è stata una piccola squadra che ha ideato un’applicazione complementare a quella “ufficiale”, Immuni, per informare gli utenti se lo stile di vita adottato è sicuro o rischioso. Si chiama CovX e Marco Milani e Monica Rossi sono, rispettivamente, promotore e customer profile e value proposition, “esperto dei bisogni dei clienti”.

Perché il nome CovX?
Marco: Cov da Covid, X perché ricorda l’uscita “Exit”. C’erano altri nomi ma non ci convicevano. Quindi CovX è stato un buona la prima.

Una descrizione di CovX in poche parole?

Marco: Sistema volto alla prevenzione basata sulla consapevolezza.

C’è una data di uscita?

Marco: Diciamo che è ancora un’incognita, il nostro progetto ha le ambizioni per un contesto internazionale, con una via privilegiata per il governo italiano. Siamo ancora nella fase di concept e stiamo cercando partnership per essere ancora più credibili durante la nostra presentazione. Tra pochi giorni però cominceranno i contatti con il governo.

Che cosa c’è di diverso in CovX che possa invogliare l’utente ad installare questa applicazione?

Marco: I concept di Immuni e CovX sono diversi: Immuni è un’applicazione di tracciamento, ha effetto dopo il contagio. CovX invece è un’applicazione che restituisce in anticipo un feedback sul fattore di rischio individuale e famigliare, dopo aver risposto a un questionario intelligente e dinamico. CovX non ha bisogno di un server esterno. Anche le informazioni raccolte non sono personali: non andiamo infatti a raccogliere la localizzazione di un pub o di un ristorante, bensì conosceremo soltanto la tipologia di locale indicato. Riguardo al feedback, comunichiamo attraverso tre bollini: il rosso, il giallo e il verde. Il primo bollino indica uno stile di vita rischioso. L’ultimo bollino, il verde, invece è l’opposto: indica che sto contribuendo alla riduzione di essa. Ciò significa che il fattore di trasmissione R è minore di 1.

Quanto può incidere il numero di utenti che utilizzano l’applicazione?

Marco: A livello personale, zero perché anche il primo e solo unico utente riceve un risultato fruibile. A livello sociale, maggiore è il numero di persone che vivono con il “bollino verde” minore sarà il fattore R.

Come pensate possa reagire il pubblico (soprattutto i giovani) di fronte al giudizio del proprio stile di vita, da una applicazione?

Marco: Sarà interessante, ma qualunque sia la reazione per noi sarà un grande risultato. Ciò significa infatti che stiamo dando delle informazioni apparentemente scontate, ma in realtà utili. Infatti, nel caso in cui il bollino dovesse essere giallo, rilasceremo dei consigli per far sì che quei bollini diventino verdi. Guardando certe società, è chiaro che non a tutti il concetto di rischio di contagio sia stato ancora assimilato.

Quali sono i “requisiti” per il bollino verde?

Marco: Il modello matematico applicato segue tre situazioni di rischio: individui che si trovano in quantità, la vicinanza tra le persone e il tempo trascorso. Minore è la quantità, minore è la vicinanza tra persone e minore è il tempo trascorso assieme porta al bollino verde.

Non c’è la regola facile, ma alla fine si calcola il rischio di contagio con il tempo, no?

Monica: Anche portare i dispositivi di protezione individuale è contribuire al calcolo probabilistico, in realtà. Questo perché l’applicazione si basa sulle informazioni rilasciate da rivisti scientifiche.

CovX è un’applicazione installabile su smartphone, ma è anche vero che in Italia (e nel mondo) la copertura non è del 100%…

Monica: Hai ragione, il virus non è selettivo quanto lo è invece il mercato degli smartphone. CovX si basa però su un dispositivo che raggiunge potenzialmente più persone possibili. Nel progetto è presente anche l’intenzione di creare un sistema web e dare la possibilità ad una terza persona di compilare il questionario. 

In questi due mesi, qual è stato il timore più grande riguardo questa applicazione?

Monica: La possibile inutilità dell’applicazione, infatti l’argomento iniziale per il primo mese è stato cercare di distruggere l’idea: chi crea una nuova idea infatti rischia di fallire perché ci si affeziona troppo e non ci si rende conto che il mercato non lo necessita.

Marco: Un timore ancora presente è che il governo non ci ascolti perché, dati i mesi passati conditi da continue scelte difficile da adottare, potrebbe essere una delle tantissime soluzioni miracolose che, dopo un certo tempo, divengono nauseanti. Quindi, il timore di non avere il messaggio giusto è alto. Per la privacy invece, non c’è alcun timore.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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