#NonSeiLibero: la presa di coscienza a proposito del Revenge Porn

› Scritto da Andrea Molinari

Nel panorama internazionale da parecchi anni si discute del fenomeno del Revenge Porn. L’espressione, nonostante designi una pratica diffusa ovunque nel mondo, è stata coniata in inglese proprio perché nei Paesi anglofoni è dibattuta da tempo. La sua definizione, tuttavia, è entrata a far parte del lessico del giornalismo e dell’attivismo italiano solo recentemente, sebbene qualche evento sporadico abbia portato alla luce questa pratica già in passato.

Sono nate molte campagne che spaziano dalla sensibilizzazione sul tema della sessualità al chiedere una legge che punisse chiunque commettesse questo reato. È colpevole di Revenge Porn chi “invia, consegna, cede, pubblica o diffonde” materiale sessualmente esplicito, senza il consenso di tutte le parti coinvolte. Con l’emanazione dell’articolo 612 ter del codice penale, sebbene criticato come “incompleto” da alcuni movimenti di attivismo, il reato è stato riconosciuto come tale, almeno sulla carta.

La pratica di diffusione non consensuale di materiali sessualmente espliciti è tuttavia ancora fortemente in vigore, come si è potuto evidenziare al momento dello scoppio dello scandalo dei gruppi Telegram, in cui numerosi membri che si scambiavano contenuti di quel genere. Proprio per alimentare il dibattito, sono sorte numerose campagne di sensibilizzazione che si propongono di creare una consapevolezza per quanto riguarda il Revenge Porn, informando le persone sia sui rischi a cui si va incontro commettendo il reato, sia sulle cautele per prevenirlo e i mezzi difensivi a cui ricorrere se lo si subisce.

Tra le iniziative più rilevanti spicca la campagna di sensibilizzazione #NonSeiLibero, lanciata dall’omonima pagina Instagram. Il gruppo di giovani che si occupa dell’iniziativa ha pubblicato un manifesto, che può essere firmato da chiunque abbia più di diciott’anni.

Accanto al tentativo di creare consapevolezza, la campagna si propone di informare anche sui rischi che si manifestano in seguito al reato vero e proprio. Un loro obiettivo è quello di “alleggerire l’assurda colpa che solitamente pesa sulle vittime di abusi virtuali”: il rischio è che, una volta denunciato pubblicamente il colpevole, la vittima possa ricevere accuse o affermazioni sminuenti quali “dovevi pensarci prima” o “è ciò che ti meriti”. Il focus viene quindi spostato dal colpevole alla vittima in un processo chiamato “victim blaming”.

Dando una rapida occhiata alla pagina Instagram di #NonSeiLibero, è possibile notare come la campagna si occupi anche di altri fenomeni, accomunati dal fatto di esser legati a Internet e alla sessualità. Ad esempio, viene sottolineato come sia sbagliato attaccare chi volontariamente diffonde foto e video della propria persona in atteggiamenti provocanti. Inoltre si afferma il diritto di ognuno di scegliere se ricevere o meno i “nudes”, gergo per “materiale di nudo”.

Ma soprattutto si smentisce la concezione, ampiamente diffusa, per la quale il ruolo della vittima sia sempre ricoperto da una donna, che subisce in ogni situazione abusi virtuali da parte di un uomo. Chiunque potenzialmente può rendersi colpevole del reato di Revenge Porn. Per quanto sia vero che le vittime siano a maggioranza donne, spesso giovanissime, non è questo il motivo per deridere o minimizzare chi subisce lo stesso trattamento pur appartenendo a un altro sesso.

L’attivismo sta andando sempre più nella direzione di una cultura legata alla sessualità che sia più positiva, più sicura, più inclusiva e più consapevole. Importante il lavoro svolto da pagine e progetti Instagram come @virginandmartyr e @sessolopotessi, che si occupano maggiormente di informazioni più pratiche e precise riguardanti la sfera sessuale.

Che si tratti di un manifesto o di altre forme di attivismo, sempre più “spinte dal basso” danno il loro contributo, ogni giorno, per sensibilizzare e informare. Ed è confortante vedere come queste iniziative siano spesso frutto di menti giovani, che sottolineano non solo come il tessuto sociale dei giovani abbia idee e posizioni proprie, ma anche come questo sia attivo e attui progetti di ampio respiro.

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