Tanta acqua, poca energia: la battaglia dei Fridays for Future in Valle d’Aosta

› Scritto da Andrea Molinari

La Valle d’Aosta è una delle mete turistiche invernali più gettonate: con le sue numerosissime piste da sci sui versanti delle montagne più alte dell’Europa occidentale – Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino – il candido paesaggio invernale si riempie di turisti. Com’è possibile, dunque, che questa Regione così frequentata sia anche la più difficile da raggiungere?

I principali mezzi con i quali si può accedere alla Valle sono il treno e l’automobile. Ma poiché l’autostrada A5 Torino-Aosta vanta il più alto rapporto costo/kilometri d’Italia (€0,22/km), il traffico dovuto al turismo si somma a quello regionale sulla strada statale, non solo creando lunghissime code, ma anche contribuendo pesantemente all’inquinamento atmosferico della Valle. Tale smog non si disperde nell’aria: al contrario, nelle giornate fredde ristagna nel fondovalle, creando una cupola di fumo ben distinguibile se osservata da punti più elevati.

Per quanto riguarda i treni, invece, l’accesso alla Valle d’Aosta è molto complesso. Un turista milanese che abbia voglia di passare il weekend sugli sci deve cambiare tre treni diversi in due punti, Chivasso e Ivrea. Questo perché la Valle d’Aosta possiede un’unica monorotaia, e i suoi treni sono alimentati dal diesel, mentre la maggior parte dei treni piemontesi e lombardi viaggiano su linee elettrificate.

La Valle d’Aosta vanta un gran numero di centrali idroelettriche distribuite su tutto il territorio. Grazie all’abbondanza di acqua nei torrenti e all’elevata pendenza di questi ultimi, questa fonte di energia sostenibile è la più sfruttata. Si potrebbe risolvere il problema legato alla linea ferroviaria sfruttando questa grande quantità di energia. Riqualificando l’intera linea con binari doppi e adatti al traffico elettrificato, si otterrebbero numerosi benefici.

Si avrebbe un lieve abbassamento dell’inquinamento sostituendo il diesel con l’elettrico; con il potenziamento della linea ferroviaria si diminuirebbe il traffico su strada, con conseguente diminuzione delle emissioni di CO2.

Eliminando almeno uno dei cambi obbligati, l’accesso alla Valle d’Aosta diventerebbe più facile e veloce, consentendo a un maggiore flusso di turisti occasionali di accedervi.

Prima di sviluppare impianti di energia rinnovabile è necessario però studiare accuratamente il territorio in cui si vuole costruire: come in Valle d’Aosta non avrebbe senso un eccessivo sfruttamento dell’energia solare (alcuni Comuni, esposti a nord, godono, durante l’inverno, di pochi minuti di sole al giorno), in regioni come la Puglia sarebbe uno spreco investire nella creazione di centrali idroelettriche.

Tra le motivazioni contro l’energia idroelettrica spicca quella estetica. Molte persone ritengono che la costruzione di centrali idroelettriche e di dighe costituisca un importante deturpamento dell’ambiente circostante. Eppure nel passato la Valle d’Aosta ha saputo conciliare l’ameno paesaggio montano con il cemento: sul territorio è presente la diga di Place Moulin, nel comune di Bionaz. Costruita a cavallo degli anni ’50 e ’60, la diga, incastonata tra i due stretti versanti di una delle vallate laterali, è meta di molte escursioni.

Lungo il lago Prarayer, formatosi in seguito alla costruzione della diga, è presente una lunghissima passeggiata, da cui partono altre escursioni su sentiero e che termina con il rifugio omonimo. Inoltre, lo stesso impianto idroelettrico è visitabile, previa prenotazione. La diga di Place Moulin è la più grande della Valle d’Aosta e una delle più estese d’Europa, con ben 155 metri di altezza e 678 di larghezza.

Che si tratti di un progetto difficile da realizzare o meno, un fatto è assolutamente certo: il futuro sarà alimentato da energie rinnovabili. Ogni regione sarà spinta, per necessità, a riconvertire i propri impianti per non andare incontro a un collasso del mercato dei combustibili fossili e, soprattutto, per evitare una catastrofe climatica di portata mondiale. Come ogni progetto, però, anche questo ha bisogno di sostegno, e a sostenere la “causa verde” in Valle d’Aosta ci sono Legambiente e Valle Virtuosa. Accanto a queste due importanti associazioni, però, è doveroso citare la spinta giovanile dei Fridays 4 Future che, sebbene presente un po’ ovunque nel mondo, gioca un ruolo fondamentale soprattutto sul territorio valdostano.

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