In Birmania il dramma dei bambini vittime della guerra

› Scritto da Ken Anzai

Ci troviamo nello stato di Rakhine, in Birmania, nazione diventata indipendente il 4 gennaio 1948 dal Regno Unito. Il governo era inizialmente retto da una democrazia ma successivamente, nel 1962, un colpo di Stato ha segnato l’inizio della dittatura.

La situazione è migliorata dal 2010 quando il governo militare birmano ha deciso di instaurare un governo civile attraverso elezioni parlamentari parzialmente libere nel 2012 e totalmente libere nel 2015.

Perché ne parliamo? Perché la situazione è migliorata dal punto di vista politico, ma non da quello dei diritti umani. Il conflitto interno è nato perché nello stato di Rakhine sono presenti i Rohingya, un gruppo di fede musulmana che occupa gli strati più poveri della società birmana.

“Da molti non vengono riconosciuti come cittadini birmani: li ritengono dei bengalesi musulmani, arrivati con la colonizzazione britannica. Il governo birmano non riconosce loro la cittadinanza. Non possono muoversi liberamente nel paese e vivono in campi sovraffollati fuori dalla città di Sittwe, capoluogo del Rakhine” si legge sul blog di Save the Children.

Lo Stato di Rakhine è confinante con il Bangladesh e la fuga in quest’ultimo è naturale. Il Bangladesh, oltre ad accogliere i rifugiati, accoglie anche le storie di massacri e uccisioni di centinaia di bambini negli ultimi anni.

Quantifichiamo Le violenze in numeri, basandoci sul rapporto delle Nazioni Unite: nell’ultimo trimestre del 2019 si contavano 3 morti e 12 feriti. Nei primi tre mesi del 2020 si trovano invece 18 morti e 71 feriti o mutilati. In breve, nello stesso arco di tempo i casi sono aumentati di 6 volte.

Nell’intero anno solare del 2019, si sono verificate 432 gravi violazioni su 420 bambini: 41 morti e 120 mutilati. I casi riguardano anche bambini di 6 mesi.

Inoltre, sono avvenuti 12 attacchi contro le scuole e 12 bambini sono stati rapiti da gruppi armati non statali.

Il Tatmadaw (l’Esercito della Birmania) ha reclutato 8 ragazzi nel 2019 e utilizzato 197 bambini in funzioni di assistenza negli accampamenti, nel trasporto di mattoni e nel lavoro nelle risaie, dato in aumento rispetto al2018. Senza dimenticare le continue violenze sessuali a minori svolte dal Tatmadaw, che fungono da invito all’esodo alle famiglie appartenenti ai Rohingya.

Il paradosso? Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, il portoghese António Guterres, ha deciso di eliminare il Tatmadaw dalla lista degli autori di gravi violazioni contro i bambini, con riferimento specifico al reclutamento e all’uso dei bambini.

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