“Datevi sempre l’orizzonte della libertà”: il nostro filo rosso sulla scuola

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di Irene Burlando e Federica Mangano

Ri-collocare
la scuola
al centro

oppure collocarla?

Ma ci è mai stata
la scuola
al centro?

La scuola è mai stata al centro dei nostri pensieri, dei nostri discorsi e dei nostri programmi politici?

Utilizziamo dei versi brevissimi della nostra redattrice Federica Mangano per introdurvi a un tema che ci sta molto a cuore: la scuola. Decidiamo di raccontarla attraverso le storie, le vite, le opinioni e le paure di chi – la scuola – la vive in prima persona: studenti e studentesse di ogni ordine e grado, professori e professoresse, maestri e maestre, mamme e papà. Raccontarla e proporne una visione nuova: come vorresti la scuola del futuro?

“Perché raccontare la scuola proprio adesso?” ti starai chiedendo. In questo anno strano la scuola ha assunto forme diverse: “Cosa cambierà? Cosa resterà?.

Raccontiamo la scuola qui e ora perché vogliamo far sì che diventi la nostra priorità. Non solo nei momenti di crisi, di incertezza e di paura, generati dalla diffusione del Covid-19, affinché l’educazione non

rimanga solo un fine astratto a cui tendere, come sancito dall’articolo 34 della Costituzione Italiana: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Il nostro progetto “Raccontare e pensare nuove vie per la scuola” nasce prima di tutto da un’esigenza che scopriamo essere comune, come studenti e studentesse, maestre e maestri, alunni e compagni di banco.

L’esigenza comune di chi la scuola la vive e sente di doverla in qualche modo cambiare. Ma è ancora soltanto una mancanza: da sola non basta. Senza punti di riferimento si rischia di perdersi e diventano guide e fari tutti quegli insegnanti che nella scuola hanno creduto sul serio e che ci credono ogni giorno. Iniziamo raccontandovi il nostro punto di partenza.

La nostra idea ha assunto una forma più chiara e concreta in un pomeriggio di metà gennaio. Quando le nostre parole e quelle di Marco Rossi Doria, maestro di strada ed esperto di politiche educative e sociali, hanno dato vita a un dialogo: “Fra le parole”. Il dialogo, quel posto bellissimo in cui ci siamo ritrovate e “riconosciute diverse in un regime di reciprocità”- secondo le parole di Marco – è diventato il punto dal quale il nostro filo rosso si srotola: abbiamo ascoltato, sentito, vissuto e fatto esperienza. Ricollocare la scuola al centro attraverso il dialogo.

Ci siamo abituate a immaginarla come una serie di banchi vuoti, a volte avvolti dal nastro arancione che delimita le aree di pericolo.

Dangerous” possiamo trovarci scritto accanto. La pandemia, inesorabile, si è insinuata anche in classe, che diventa così quasi inaccessibile. La scena del crimine questa volta si trasforma, assume le forme di uno dei luoghi – per qualcuno – di meraviglia e di felicità, di amicizie che – se sei fortunata – durano per tutta la vita. Uno spazio controverso. Da una parte contenitore di dubbi e paure, di noia e occhiaie piene di sonno, dall’altra di certezze e di coraggio, di creatività e cura. Noto però a tutti per la sua importanza come primo spazio di socializzazione primaria in senso sociologico – e di socialità più in senso stretto.

Una scuola che aveva già problemi strutturali molto profondi, ma la cui importanza come luogo di formazione e incontro non può essere negata, perché il luogo dell’educazione dei bambini e dei ragazzi è anche il cuore della società democratica.

E oggi – con tutte le problematiche emerse in maniera evidente – riteniamo necessario creare lo spazio per un dialogo collettivo sulla scuola.

Il nostro è un tempo complesso: situazioni e sensazioni nuove, molteplici domande e risposte ancora insufficienti. Alla domanda “dove stiamo andando?” rispondiamo che “andremo dove costruiremo le strade” ele strade si costruiscono proprio quando non si vede più niente. Un po’ come oggi. Èproprio oggi che dobbiamo decidere che strade vogliamo percorrere, quali strade vogliamo costruire.

Vogliamo costruire insieme quel cuore di democrazia. Vogliamo ripensarlo al futuro prossimo – qui accanto a noi – come protagonisti coraggiosi di questo nostro tempo incerto. Come costruire insieme la nostra strada?

La scuola, lo abbiamo detto, ha assunto forme diverse in questo lungo anno di pandemia. Ci chiediamo di nuovo: “Cosa cambierà? Cosa resterà?

E ce lo siamo chieste anche alla fine della nostra chiacchierata, quando Marco ci ha affidato parole necessarie: “Cose da non fare? Non diventate dipendenti”. Ce lo dice in un senso più largo e profondo del significato di dipendenza causata da sostanze stupefacenti: “Non siate dipendenti dalle sicurezze, dall’alcool, dalla droga, dalla famiglia e dagli amici. Non c’è cosa più pericolosa: abbiate sempre la possibilità di compiere una scelta. Non siate dipendenti dal fidanzato o dalla fidanzata, dal lavoro e dallo studio, dal cibo e dalle fissazioni, dal corpo e dallo sport.”

E infine, come maestro, ha ribadito: “Datevi sempre l’orizzonte della libertà. C’è sempre un’altra strada”.

Cosa cambierà? Cosa resterà?

Abbiamo deciso di partire da qui. Il nostro punto zero. Proviamo a cambiare strada, a costruirla insieme a voi. Proviamo a rispondervi nel nostro speciale sulla scuola, che raccoglie le storie, le speranze e le idee di chi nella scuola vuole credere davvero. Di chi vuole costruire questa strada assieme.

Un grido collettivo che tenta di farsi sentire nel groviglio di sensazioni, microfoni in muto e videocamere spente.

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