Seminario gaming e accessibilità

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SPECIALE A CURA DI ROBERTA LAGLIA ED EMMA PUGLIA

Ormai i videogiochi e i giochi interattivi fanno pienamente parte delle nostre vite, soprattutto in quest’ultimo periodo in cui la nostra quotidianità è limitata tra le quattro mura di casa.

Ma nonostante il gaming sia così fortemente popolare in tutto il mondo, si porta con sé gravi problemi legati soprattutto all’accessibilità e all’inclusione. Infatti, troppo poco spesso si parla dei giocatori con disabilità e di come spesso a questi sia data poca o per nulla attenzione.

Prendendo come esempio i giochi interattivi sugli smartphone, questi escludono totalmente i giocatori con disabilità, essendo lo smartphone per sua natura privo di pulsanti interattivi e inoltre non esistendo un controller o un meccanismo che possa rendere i giochi adatti a più tipi di giocatori. Un altro esempio di bassa accessibilità sono le infinite fiere legate al gaming che ogni anno vengono organizzate, ma in quante di queste ci sono stand dedicati a giocatori con disabilità? Forse una su mille.

C’è dunque la forte esigenza, come sostiene anche Michele Spanò intervistato da Underadio, di stand e fiere che siano incentrate anche su questi giocatori, dandogli magari la possibilità di provare in prima persona i giochi a loro dedicati. Bisogna evidenziare però un fatto: esistono due tipi di modalità per affrontare il problema. C’è chi come giochi famosi quali Fifa o Call of Duty non si sono ancora posti questo problema, interessandosi maggiormente al mercato, agli investimenti e al costo che una tale attività potrebbe avere e altre aziende come Microsoft che hanno dato grande attenzione al tema. Parlando proprio di Microsoft, quest’ultima ha creato una console studiata appositamente per giocatori con disabilità: “Xbox adopter controller”, si tratta di un controller avente la forma di una tavoletta su cui sono presenti una croce direzionale e vari tasti; ai lati sono presenti oltretutto 18 conduttori su cui è possibile collegare infiniti accessori: pulsanti speciali, levette…

Altra grande industria di giochi interattivi che si è preoccupata del tema è Fortnite, gioco uscito alla ribalta in questi anni. Infatti, tra le varie opzioni che il gioco offre c’è anche quella indirizzata ai giocatori sordomuti, con cui possono vedere durante il gioco i passi dei nemici sullo schermo, così anche altri tipi di rumori a cui altrimenti non avrebbero potuto assistere.

Inoltre, anche la realtà aumentata ha fatto grandi passi avanti, infatti grazie ad essa i giocatori danno maggiore attenzione all’interagire con l’ambiente esterno che con ciò che possono o devono fare. Questa modalità ha però delle note negative in quanto indirizzata a quei giocatori normo vedenti escludendo così una parte dei possibili giocatori.

Un’altra grande innovazione sono i giochi interamente dedicati ai giocatori tetraplegico, che riconoscono gli stimoli cerebrali dei giocatori stessi.

È dunque necessaria oggi, e in particolare in quest’ultimo periodo, dettato da una quotidianità che ci costringe a rimanere in casa, una maggiore attenzione ai giocatori disabili. Le opzioni da prendere in considerazioni sono svariate, prendendo ad esempio spunto dalle grandi industrie precedentemente menzionate.

Si è visto, tra l’altro, come il costo per creare un dispositivo con specificità sia davvero inferiore, quindi la domanda viene spontanea. Quanto costa sensibilizzare e concentrarsi su un tema così importante? Un tema che come sostengono molti dovrebbe essere quasi scontato?

Per concludere, nonostante i grandi passi avanti fatti da molte industrie, la strada per la totale inclusione di giocatori con disabilità e ancora ardua e lunga, ma noi di Change the future, nutriamo la speranza e continueremo a dar voce a un tema così importante.

APPROFONDIMENTI:

Videogiochi e accessibilità: intervista a Matteo Uggeri e Marcello Passarelli

Videogiochi e accessibilità – seconda puntata. Intervista a Luca Roncella e Michele Spanò. A cura della redazione di Change The Future