Per un’informazione corretta: #datibenecomune

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A cura di Ygnazia Cigna e Tommaso Siviero

1 – I dati pubblici sono un bene comune: intervista a Donata Columbro

2 – Dal terremoto de L’Aquila alla pandemia: emergenze, dati e partecipazione

3 – Il ruolo dei dati nella gestione della pandemia

“Viviamo una grave crisi. La società civile italiana, una delle più mature e competenti del mondo, è pronta a supportare le Istituzioni nel farvi fronte. Per farlo, però, ha bisogno di dati”: inizia così la lettera pubblica indirizzata a Giuseppe Conte da onData, Transparency International, Action Aid e Scienza in Rete.

Il 6 novembre scorso queste realtà hanno lanciato la petizione #datibenecomune, che in sole tre settimane, al momento della redazione di questo articolo, è arrivata a 147 realtà promotrici e più di 37.000 . Anche noi di Change the Future abbiamo deciso di aderire e diventare promotori.

Nella petizione viene chiesto al governo di rendere pubblici, facilmente consultabili e utilizzabili tutti i dati raccolti dalle Regioni e comunicati al Governo per monitorare e classificare il rischio epidemico, e insieme a questi le prove scientifiche e le formule utilizzate per calcolarlo. 

Vengono poi fatte altre richieste, ugualmente importanti: la nomina di un referente nazionale ed omologhi regionali, a cui la società civile possa fare riferimento per quanto riguarda dati e trasparenza su COVID-19, e l’istituzione di un centro nazionale, in rete con omologhi centri regionali, dedicato ai dati Covid, che coordini i nuovi sistemi di raccolta dati garantendo standard e formati condivisi.

Perché aderiamo

Come Change the Future crediamo che la trasparenza dei dati pubblici sia un presupposto necessario inuno stato pienamente democratico. Un dato pubblico è un dato prodotto direttamente dai cittadini o grazie a fondi pubblici: deve essere accessibile dalla società civile, a meno che non si presentino validi motivi di sicurezza nazionale. Dati corretti, aggiornati, accessibili e riutilizzabili – in una parola, aperti – sono necessari alla cittadinanza per poter partecipare pienamente alla vita politica e sociale del paese. Trasparenza dei dati non significa solo attenzione alla quantità dei dati disponibili, ma anche alla loro qualità. Sono necessari dati “machine readable”, pubblicati in formati aperti e con licenze che ne garantiscano il riutilizzo.

In qualità di redazione che fa informazione citeniamo a sottolineare l’importanza del lavoro svolto dai giornalisti durante la pandemia. Il Coronavirus ha messo in evidenza il ruolo del giornalismo nel colmare il gap tra i dati prodotti dalle istituzioni e la loro fruibilità da parte dei cittadini. Per svolgere tale funzione al meglio è però necessario che questi dati siano rilasciati in formato aperto e sotto una licenza d’uso open, in modo tale da permettere a chiunque di utilizzarli e rielaborarli attraverso programmi software automatici.

Dati aperti permettono ai professionisti dell’informazione – e non solo – di avere gli strumenti per fare un tipo di informazione corretta, centrale in una situazione emergenziale. Permettono ai cittadini di avere un quadro completo della situazione sanitaria e di agire più consapevolmente e con migliore comprensione delle scelte governative.